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Deserto italiano
di Elisa Fontana *
C’era una volta in un Paese davvero lontano una città e tutta la sua provincia ostaggio di una crisi idrica gravissima. L’anno addietro la colpa era stata data facilmente alla incombente siccità, per oltre un anno non aveva piovuto, gli invasi erano a secco e, dunque, di che meravigliarsi? Forse che nel deserto del New Mexico si lamentano se non piove? Abbozzano e si arrangiano.
Ma malauguratamente quest’anno ha piovuto e anche tanto, e però lo spartito e la musica non sono cambiati: la città e la provincia sono di nuovo a secco, stiamo parlando di circa 100 mila sudditi. Si è rotta la condotta, che probabilmente era stata costruita un paio di secoli fa e mai più degnata di uno sguardo.
La mancanza d’acqua serpeggia democratica in tutta la provincia, non si salva nessuno, ma in alcuni punti serpeggia più di altri. E allora in una delle cittadine della provincia il sindaco lancia un allarme relativo all’ordine pubblico, perché il turno per avere un po’ d’acqua scatterebbe ogni 20 giorni e oltre che in estate, come ognuno sa, è una mano santa.
E anche le autobotti non sono disponibili perché manca la pressione dell’acqua per riempirle e i serbatoi comunali sono vuoti. E in caso di emergenza i pompieri dovrebbero recarsi in un paese vicino per caricare acqua, con buona pace dell’incendio o dell’emergenza. E pensate un po’ alle scuole, ai panifici, ai ristoranti a tutte le attività collettive e pubbliche senza acqua.
Poi pensate pure che uno dei quartieri a secco del capoluogo ospita l’ospedale. Ah, ma poi abbiamo pure i dissalatori, inaugurati dai massimi esponenti politici in pompa magna, che avrebbero dovuto risolvere gli endemici problemi di acqua. Se solo fossero stati messi in funzione. E l’unico che è stato provato lo hanno dovuto spegnere immediatamente per evitare una epidemia di sordità, talmente fragoroso era.
Come dite? Dove siamo? Di che città parlo? Ma di Agrigento e poi di Canicattì, Casteltermini, Aragona, Favara, Comitini, Porto Empedocle, Licata, cioè Sicilia, Italia, Europa. O deserto del Sahara?
Però abbiamo il mare, il sole il cielo, mal che vada un tuffo dove l’acqua è più blu ed è tutto risolto. Siamo un Paese ormai agli sgoccioli sotto troppi punti di vista, ma la Sicilia e parte del Mezzogiorno sono proprio in rianimazione.
L’unica speranza è vedere che la gente comincia a scendere per strada a protestare e a votare liberamente. Speriamo non uccidano anche questa timida, esile speranza. Forse sperare è l’unico lusso che ci hanno lasciato, tanto non fa danni.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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