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13 giugno 2026
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Gaza: popolo di amputati
di Emma Buonvino

Le stime disponibili indicano che a Gaza sono state registrate tra 5.000 e 6.000 amputazioni traumatiche dall'inizio della guerra.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato oltre 5.000 amputazioni già entro il 2025, mentre fonti mediche palestinesi hanno successivamente parlato di circa 6.000 casi.

Particolarmente drammatico è il dato sui bambini. Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno parlato di Gaza come del luogo con la più alta concentrazione di bambini amputati in epoca contemporanea, con periodi in cui fino a dieci bambini al giorno subivano l'amputazione di uno o entrambi gli arti.

Ma il numero delle amputazioni racconta solo una parte della tragedia. Secondo l'OMS, oltre 43.000 persone hanno riportato lesioni che cambieranno la loro vita per sempre: amputazioni, lesioni spinali, ustioni gravi e traumi cerebrali. Più di 2.000 persone avrebbero subito lesioni al midollo spinale.

Per una società già sottoposta a distruzioni immense, questo significa che nei prossimi decenni Gaza dovrà affrontare: migliaia di persone che avranno bisogno di protesi da sostituire periodicamente; un enorme fabbisogno di fisioterapia e riabilitazione; assistenza psicologica per traumi, depressione e disturbo post-traumatico; sostegno economico alle famiglie che hanno perso la capacità di lavorare; adattamento di scuole, abitazioni e spazi pubblici all'accessibilità.

La situazione è resa ancora più grave dal fatto che il sistema sanitario di Gaza è stato devastato. L'OMS segnala che le attrezzature riabilitative, le carrozzine e le protesi entrano con estrema difficoltà e che il fabbisogno supera enormemente le risorse disponibili.

Se un giorno ci sarà una reale ricostruzione, l'aiuto occidentale potrebbe essere decisivo in almeno cinque aree: finanziamento di centri ortopedici e di riabilitazione; fornitura di protesi moderne e materiali di ricambio; formazione di fisioterapisti, tecnici ortopedici e psicologi; programmi educativi e lavorativi per le persone con disabilità; evacuazioni mediche e cure specialistiche per i casi più complessi.

La vera sfida, però, non sarà soltanto medica. Sarà sociale. Una generazione di bambini che ha perso arti, familiari, case e scuole dovrà ricostruire la propria identità e la propria fiducia nel futuro. Anche se la guerra finisse domani, le conseguenze fisiche e psicologiche resteranno visibili per decenni. Molti esperti umanitari ritengono che la riabilitazione di Gaza non possa essere misurata in anni, ma in generazioni.

Fonti principali: emro.who.int e Humanity & Inclusion UK

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