 |
Russia-Ucraina: chi cambia idea su chi vince e chi perde
di Francesco Dall'Aglio
Tranne che su certi account di Twitter/X, l'entusiasmo per l'imminente tracollo militare ed economico della Russia sembra essersi notevolmente affievolito, mentre alcune notizie uscite un po' alla chetichella negli ultimi giorni ci mostrano invece un quadro che mal si concilia con l'idea dell'imminente vittoria.
Le richieste di materiale da parte ucraina si stanno facendo sempre più pressanti e si tratta di materiale per così dire "difensivo", non "offensivo", visto che Zelensky già da fine maggio chiede solo missili per i Patriot e per gli altri sistemi di difesa antiaerea, segnalando che i raid russi si stanno facendo sempre più difficili da contrastare.
Ieri un articolo uscito su Politico ha rincarato la dose: un anonimo ufficiale ucraino ha detto che la Russia brucia e che vogliono farla bruciare sempre di più, ma per questo hanno urgentemente bisogno di 20 miliardi di dollari. Visto il linguaggio adoperato uno si aspetterebbe che i venti miliardi debbano servire appunto a procurarsi armi "offensive" con cui capitalizzare il vantaggio che si sostiene di avere ormai conseguito sul campo di battaglia.
Ma proseguendo nella lettura dell'articolo si scopre invece che servirebbero invece in primo luogo a potenziare le difese antiaeree e solo accessoriamente a procurarsi altro. Sempre stando alle parole dell'anonimo ufficiale, "la finestra di opportunità tende a chiudersi. La Russia è veloce e innovativa. E se gli diamo tempo di adattarsi ancora, potremmo perdere l'unica possibilità reale di porre fine a questa guerra con negoziati reali. E se la Russia dovesse inventare dei propri droni a medio raggio, per noi sarebbe una catastrofe".
Catastrofe (la Russia per gli attacchi a medio raggio usa principalmente i missili, da cui l'enfasi sulle difese, e sta lavorando velocemente anche ai droni), Russia veloce e innovativa, finestra che si chiude, imminente fine della possibilità di "reali negoziati", ovvero i famosi negoziati "da una posizione di forza": non proprio il quadro trionfale che ci veniva dipinto anche solo pochi giorni fa.
Ma i nostri amici NAFO, ovviamente, si sono fermati al titolo ("L'Ucraina chiede 20 miliardi per fare 'bruciare' la Russia") e stanno lì tutti contenti a pensare alla Russia che brucia senza pensare a quanto brucia l'Ucraina. Del resto perché dovrebbero: cosa gli importa dell'Ucraina? L'importante è che bruci la Russia, per il resto pazienza. Dio mi guardi dagli amici, diceva quel tale.
Ad ogni modo il problema principale, del quale si cerca di parlare il meno possibile perché anche questo va in direzione radicalmente opposta al discorso che si vuole rappresentare, è e resta quello degli uomini, gli uomini che mancano al fronte e gli uomini che al fronte non ci vogliono andare. Oltre all'antiaerea mancano infatti i soldati, e non si capisce perché, dato che le perdite ucraine sono descritte come bassissime a fronte di perdite russe assurdamente alte. Anche qui deve esserci qualche dettaglio che ci sfugge.
È da un po' che Ucraina e Unione Europea giocherellano con l'idea di escludere gli uomini ucraini in età di servizio militare che hanno lasciato il paese, o lo faranno in futuro, per trasferirsi nell'UE dalla possibilità di mantenere lo status di rifugiati.
Già all'inizio di giugno Magnus Brunner, Commissario Europeo per gli affari interni e l'immigrazione, ha riferito che "questo è quello che gli ucraini vorrebbero che facessimo" e i governi europei sono sostanzialmente d'accordo, cosa che ha provocato il malumore di Kelly Clements, vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, che si augura che almeno la cosa avvenga "gradualmente".
A peggiorare la situazione ci si mette addirittura Anthony Loyd sul Times (non dirò che Loyd è un propagandista perché sarebbe eccessivo, ma di certo la sua descrizione degli eventi in Ucraina è generalmente abbastanza sbilanciata a favore di una delle due parti, e quella parte non è la Russia), con un articolo nel quale parla dei soldati ucraini che disertano fuggendo in Romania.
Parentesi: il titolo originale era "I soldati ucraini rischiano la morte sulle montagne per sfuggire al fronte", ma qualcuno a Kiev deve avere protestato e il titolo adesso riporta "I renitenti alla leva ("draft dodgers" nell'originale) ucraini, eccetera".
L'idea di Loyd è quella di svergognarli, ma riesce solo a renderli simpatici: c'è chi scappa perché non vuole combattere per un paese che non rispetta i diritti individuali, chi lo fa perché testimone di episodi di corruzione o di incompetenza, o per le perdite molto elevate. Tutte parole, ovviamente, dei soldati rifugiati in Romania che Loyd ha intervistato. Quelli scappati in Romania sarebbero circa 33.000 ma il numero totale di chi si sottrae alla leva, secondo le autorità ucraine citate sempre da Loyd, è di circa due milioni, in aggiunta a quelli che se ne sono andati all'estero.
Situazione quindi piuttosto complessa e per la quale non pare esserci una soluzione facile e veloce. Da qui l'ultima idea del Ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, che vorrebbe reclutare combattenti stranieri in numero tale da raggiungere il 30-50% degli effettivi della fanteria e delle truppe d'assalto ucraine, ovvero i ruoli col più alto numero di renitenza e diserzione, per motivi che credo siano ovvi.
La cosa, ovviamente, consentirebbe di poter negoziare da posizioni di forza eccetera, in attesa che la Russia finisca di bruciare. Auguri.
 
Dossier
diritti
|
|