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Gruppo di hacker si infiltra nella rete del Mossad
di Marilina Mazzaferro
Il gruppo di hacker Handala ha rivendicato l'infiltrazione nelle comunicazioni di funzionari associati al Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana.
Secondo una dichiarazione citata dall'agenzia di stampa Tasnim, il gruppo ha affermato di aver avuto accesso a informazioni e conversazioni collegate a diversi ufficiali, sia in servizio che in pensione, del Mossad.
Handala sottolinea inoltre di aver ottenuto dati relativi alle attività e alle operazioni informatiche del Mossad.
Il mese scorso, il gruppo ha annunciato di aver violato le comunicazioni di una figura descritta come uno degli artefici principali degli accordi di normalizzazione israeliani e uno degli organizzatori della visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti, avvenuta a marzo.
In una dichiarazione rilasciata giovedì, accompagnata da immagini e documenti pubblicati, il gruppo ha identificato l'individuo come Samuel Shay, sottolineando il suo ruolo chiave nel coordinamento dietro le quinte tra il governo israeliano e gli stati del Golfo.
Handala ha descritto Shay come la "mente dietro la visita di Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti" e ha affermato di aver smascherato quella che ha definito una rete regionale clandestina di natura politica, economica e di "sicurezza".
Il gruppo ha sostenuto che Shay agiva da facilitatore delle relazioni tra Tel Aviv e Abu Dhabi attraverso iniziative commerciali e strategiche che coinvolgevano gli Stati del Golfo e Israele.
Secondo Handala, Shay ha instaurato ampie partnership regionali attraverso entità tra cui Gulf Technology Systems.
Il gruppo ha affermato che la rete comprendeva progetti congiunti relativi a tecnologia, energia, agricoltura, investimenti e cooperazione infrastrutturale tra "Israele", gli Emirati Arabi Uniti e altri Stati arabi.
Handala ha spiegato che la rete funzionava come meccanismo per promuovere gli sforzi di normalizzazione, consentendo al contempo il trasferimento di tecnologie "di sicurezza" israeliane in tutta la regione.
Il gruppo ha inoltre affermato che le attività includevano illeciti finanziari, coordinamento politico e operazioni di sorveglianza contro forze allineate con l'Asse della Resistenza.
Nella sua dichiarazione, Handala ha descritto la rete come rappresentativa di "corruzione, riciclaggio di denaro, trasferimento di tecnologie israeliane per la 'sicurezza' al fine di reprimere la popolazione nella regione e tradimento della causa palestinese".
Il gruppo di hacker ha anche affermato che Shay e i suoi collaboratori supervisionavano contratti segreti, trasferimenti finanziari, attività di intelligence e coordinamento regionale in materia di "sicurezza".
Handala ha dichiarato che i documenti trapelati a seguito della violazione includevano 265 pagine di comunicazioni, registri finanziari e contatti riservati.
Il gruppo ha sottolineato che i file documentavano il coinvolgimento di Shay in iniziative volte a "congelare i beni di Hezbollah e indebolire la resistenza in Libano".
Ha inoltre affermato che informazioni di intelligence finanziaria correlate erano state condivise con paesi allineati con l'Asse della Resistenza.
Tra le dichiarazioni rilasciate da Handala, figurano quelle che collegano il materiale hackerato al defunto criminale sessuale Jeffrey Epstein e a figure del mondo degli affari negli Emirati Arabi Uniti.
Il gruppo ha affermato che Shay presentò Epstein all'uomo d'affari emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, precisando che la relazione si evolse in seguito in una rete più ampia che coinvolgeva personalità emiratine.
Handala ha inoltre dichiarato che il Mossad, l'agenzia di spionaggio israeliana, sfruttò queste relazioni per esercitare pressioni sugli individui e costringerli a collaborare.
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