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12 giugno 2026
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Iran: città missilistiche resistono alle bombe
di Leandro Leggeri

Per oltre quaranta giorni, Stati Uniti e Israele hanno colpito intensamente le infrastrutture missilistiche sotterranee dell'Iran, con l'obiettivo dichiarato di annientare la capacità balistica della Repubblica islamica.

Donald Trump aveva promesso di "radere al suolo" l'industria missilistica iraniana, mentre le autorità israeliane sostenevano di aver neutralizzato gran parte dei lanciatori nemici. Eppure, secondo un'inchiesta del Financial Times, la realtà emersa dopo il cessate il fuoco appare molto più complessa.

Le cosiddette missile cities iraniane – enormi complessi sotterranei scavati nella roccia e distribuiti in diverse aree del Paese – avrebbero continuato a operare anche sotto i bombardamenti più intensi. Testimoni locali riferiscono che, poche ore dopo gli attacchi, missili venivano nuovamente lanciati dalle stesse zone prese di mira.

Diverse valutazioni dell'intelligence statunitense, citate dai media americani e confermate da diplomatici occidentali presenti a Teheran, suggeriscono che l'Iran conservi ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili e una quota analoga del proprio arsenale prebellico.

In molti casi, gli ingressi dei tunnel sarebbero stati ostruiti dalle bombe, ma rapidamente riaperti grazie alle capacità ingegneristiche sviluppate da Teheran nel corso di decenni.

La guerra avrebbe quindi dimostrato un limite fondamentale della superiorità aerea: sopprimere temporaneamente una capacità militare non significa necessariamente distruggerla.

Colpire strutture profonde decine di metri, disperse su un territorio vastissimo e progettate per garantire la sopravvivenza operativa, richiede campagne prolungate e un impiego continuo di risorse.

Dal punto di vista iraniano, il conflitto sembra aver rafforzato una convinzione già radicata nei vertici della Repubblica islamica: la deterrenza militare resta il principale garante della sicurezza nazionale. Una lezione che potrebbe rendere ancora più difficile qualsiasi futura soluzione diplomatica.

In altre parole, la guerra ha probabilmente ridotto il ritmo delle operazioni missilistiche iraniane, ma non ne ha eliminato le fondamenta strategiche. Ed è proprio questa capacità di sopravvivenza a rappresentare uno degli aspetti più significativi emersi dal conflitto.

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