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UE e migranti: la grande finzione
di Elisa Fontana *
Finalmente tutte le destre europee, ma non solo, sono arrivate alla fatidica data in cui cambiano le regole europee sulla migrazione e l’asilo. Il pacchetto si apre trionfalmente con la “finzione di non ingresso”: anche se fisicamente presenti sul territorio UE i migranti non saranno giudicati giuridicamente presenti e questo accadrà non solo nei luoghi di frontiera, ma ovunque.
Ecco, basterebbe solo questo per fermarsi qui e pensare che quando si arriva a torcere il diritto fino a questo punto così disonesto non c’è nessuna possibilità né politica, né giuridica, né etica per questa Europa, nata sulle macerie di un abominio per il quale avevamo detto “mai più” ed arrivata fin qui. Ma andiamo avanti.
Dunque le procedure di frontiera potranno avvenire ovunque, senza che nessuno possa controllare le procedure che verranno messe in atto e che sono caratterizzate dalla massima velocità e da minori garanzie. Perché basterà arrivare da uno dei paesi che la UE ha opportunamente inserito sotto la dicitura “sicuri” per non aver diritto immediatamente all’asilo.
Bangladesh, Egitto, Colombia, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, questa la lista dei Paesi stilata dalla UE. Sul loro essere Paesi sicuri chiunque potrà riflettere autonomamente. Ma potrebbero essere trasferiti anche in Paesi terzi extra UE con in quali è stato stipulato un accordo. Il modello Ruanda, insomma.
E così, di finzione in finzione, si è costruita questa aberrazione etica di cui saremo chiamati a rispondere dalla Storia. Certo, tu migrante se ti rifiutano l’asilo puoi fare ricorso, ma visto che provieni da un paese “sicuro” ti potranno espellere anche prima dell’esito del ricorso.
Come che sia, intanto appena sbarcati i migranti verranno sottoposti ad uno screening e anche detenuti, minori compresi, per un massimo di sette giorni, dopodiché via libera all’espulsione o in un Paese “sicuro” o in un Paese terzo collaborazionista. E, dunque, visto tutto ciò e vista anche la destinazione anche dei minori in luoghi di detenzione, direi che non abbiamo nulla da invidiare alla famigerata ICE dell’amico Donaldo.
Ma non tutto sgombro è il cielo di questi negatori dei principi per cui l’Europa andava fiera fino ad ieri, robetta tipo la dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Ha cominciato il papa a rompere il comune tripudio per questo grandissimo grado di civiltà raggiunto. Nella sua visita a Gran Canaria ieri l’altro ha detto che “la dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”. E poi l’affondo definitivo. Il papa ha invitato l’Europa a farsi “un esame di coscienza, perché non può proclamare la dignità umana e abituarsi al fatto che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi”.
E come se non bastasse il richiamo morale del papa ai tanti sepolcri imbiancati, ieri si è espressa anche l’avvocata generale della Corte UE a proposito del protocollo Italia-Albania, sui quali ha dichiarato, in modo chiaro e circostanziato: i centri in Albania violano i trattati della UE.
Innanzitutto perché non è possibile il rilascio immediato di un richiedente asilo di cui un giudice ha disposto la liberazione. L’immediata liberazione è un diritto immediato e deve avvenire su suolo italiano, ma se il migrante è detenuto a Gijader il suolo che trova appena liberato è quello albanese, violando i diritti del migrante e quelli del Trattato UE. Il solito capolavoro, insomma.
Ma ci sono altre ragioni ancora che ledono il diritto alla difesa del detenuto: la separazione fisica fra il detenuto e il suo legale, le modalità in cui si tengono le udienze da remoto, il tetto posto al rimborso per la trasferta degli avvocati. Tutte cose che erano state ampiamente sottolineate a suo tempo scontrandosi con il muro del governo.
Adesso si esprime l’Avvocata generale della Corte UE, codici alla mano. Il suo parere non è vincolante, ma apre una speranza per vedere cancellata questa ennesima ignominia, anche se l’aria che soffia in Europa è tutt’altro che respirabile.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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