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12 giugno 2026
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Belfast e il fascismo reale dell'esclusione
di Mario Cosenza *

Ogni pogrom anti-immigrati va condannato senza ambiguità. Non esiste rabbia sociale, paura o conflitto culturale che possa giustificare la caccia all’uomo, la violenza collettiva, la trasformazione di persone spesso vulnerabili in bersagli.

Per me su questo non c'è compromesso possibile, né da socialista né da (ex) cristiano né, soprattutto, da umano. Leggo commenti sotto i post che danno notizie sulle ronde anti-stranieri e ho, dico davvero, i brividi. Razzismo e ferocia brutali. C'è gente che non aspetta altro che prendere il fucile.

Detto questo, la condanna morale non basta, perché tutto ciò è spia di esasperazione sociale, non di "cattiveria".

O si affronta seriamente il tema dell’integrazione possibile — non quella astratta e liberal che finge che i conflitti culturali non esistano — oppure si lascia campo libero alla distruzione (vannaciana o liberal, cambia solo la ferocia estetica).

Il "fenomeno" migratorio non è turismo, è cambio di connotati della società. È potenziale conflitto permanente, peraltro in un periodo di recessione, è geografia riscritta di città e luoghi, è potenziale conflitto, con culture diversissime. Esiste un razzismo politico ma anche una (etologicamente spiegabile, anche se non per forza necessara) resistenza al culturalmente altro. Questo il dato "sociale".

Se poi vogliamo privarci di qualsiasi strumento di lettura dei fatti e gettarci sul moralismo spicciolo, bene, ma è un gioco diverso. Anche a me fa schifo il razzismo, però qua si tratta di capire come uscirne.

Integrazione significa anche condizioni materiali - e senza materialismo parliamo del nulla: casa, lavoro non ricattabile, welfare, scuola, spazi comuni, diritti e doveri chiari per tutti.

Tutto va analizzato dalla parte del lavoro e della composizione di classe. Tutto va letto anche dall'ottica delle volontà delle elite dominanti di favorire, per tenere in vita un'economia disumana e morente, il caos intorno alla questione.

Anche senza questo, ogni discorso resta vuoto.

Siamo seduti su una pentola a pressione. E ogni ingenuità, ogni retorica consolatoria, ogni rimozione del conflitto ha i giorni contati. Si è liberi di fingere che sia tutto ok ma non di sorprendersi se poi torna il fascismo reale, non quello con cui abbiamo fatto "al lupo, al lupo".

* Ricercatore in Filosofia


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