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11 giugno 2026
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Gaza: ecocidio
di Rmma Buonvino

Quando si parla di Gaza, l'attenzione si concentra giustamente sulle decine di migliaia di morti, sui feriti, sulla fame e sulla distruzione delle infrastrutture civili. Ma c'è un'altra tragedia che si sta consumando sotto gli occhi del mondo: la distruzione sistematica dell'ambiente e delle condizioni ecologiche che rendono possibile la vita.

Non si stanno uccidendo soltanto persone. Si sta devastando un intero ecosistema. L'ecocidio di Gaza avrà conseguenze che dureranno anni, probabilmente decenni, e continuerà a mietere vittime anche quando le armi taceranno.

Terra avvelenata, acqua contaminata, aria irrespirabile. Bombardamenti continui, esplosioni, incendi, demolizioni e accumuli di macerie hanno disperso nell'ambiente enormi quantità di sostanze tossiche. Le polveri derivanti dalla distruzione degli edifici contengono cemento, fibre, metalli pesanti, residui di carburanti, materiali industriali e sostanze cancerogene. Interi quartieri sono stati trasformati in montagne di detriti che il vento diffonde costantemente nell'aria.

Le falde acquifere, già gravemente compromesse prima della guerra, sono ulteriormente contaminate dalla distruzione delle reti fognarie, dalle infiltrazioni di carburanti e dai liquami che si riversano senza trattamento nel terreno e nel mare.

Le conseguenze saranno un aumento delle malattie respiratorie, gastrointestinali, dermatologiche e, nel lungo periodo, dell'incidenza di tumori e malformazioni congenite.

La distruzione dell'agricoltura

Campi coltivati, serre, frutteti e uliveti sono stati devastati. Intere aree agricole che per generazioni avevano garantito una parte della sicurezza alimentare della popolazione sono state rase al suolo da bombardamenti, mezzi corazzati e operazioni militari.

La perdita non riguarda soltanto il raccolto attuale. Distruggere un uliveto significa cancellare decenni di lavoro. Distruggere un terreno agricolo significa compromettere la fertilità del suolo per anni.

Anche nel caso di una cessazione immediata delle ostilità, la capacità produttiva agricola di Gaza richiederà tempi lunghissimi per essere ricostruita.

Lo sterminio silenzioso degli animali

Un aspetto quasi assente dal dibattito pubblico riguarda la sorte degli animali. Migliaia di cavalli, asini, muli, pecore, capre, bovini e pollame sono morti sotto le bombe, per fame, per sete o per mancanza di cure veterinarie. Per molte famiglie palestinesi questi animali non erano semplicemente una fonte di reddito: rappresentavano strumenti essenziali di sopravvivenza, trasporto e produzione alimentare.

Anche gli animali domestici hanno subito una catastrofe immensa. Cani e gatti sono rimasti intrappolati sotto le macerie, separati dalle famiglie o abbandonati durante gli sfollamenti forzati. Molti sono morti. Molti altri sono sopravvissuti diventando randagi.

L'inselvatichimento degli animali sopravvissuti

Quando una società collassa, collassa anche il rapporto tra esseri umani e animali. Cani e gatti privati di cibo, assistenza e controllo sanitario tendono a formare gruppi vaganti.

Animali da compagnia e animali da lavoro sopravvissuti possono progressivamente inselvatichirsi, modificando i propri comportamenti e diventando competitori per le già scarsissime risorse disponibili.

L'assenza di vaccinazioni e controlli veterinari aumenta inoltre il rischio di diffusione di malattie zoonotiche, cioè trasmissibili tra animali e uomini. Si tratta di una delle tante emergenze invisibili che emergono in ogni contesto di guerra prolungata.

Gaza invasa da roditori e insetti

L'accumulo di macerie, rifiuti, acque stagnanti e corpi in decomposizione crea l'ambiente ideale per la proliferazione di animali infestanti. Ratti e topi trovano rifugio nelle rovine e accesso continuo a fonti di cibo derivanti dai rifiuti e dai resti organici. Allo stesso tempo si moltiplicano mosche, zanzare, pulci, zecche e altri vettori di malattie.

In condizioni normali, reti fognarie funzionanti, raccolta dei rifiuti, servizi veterinari e sanità pubblica limitano questi fenomeni. A Gaza molti di questi sistemi sono stati distrutti o sono collassati. Il risultato è un rischio crescente di epidemie e malattie infettive.

Un enorme problema di sanità pubblica

Roditori e insetti non sono semplicemente un fastidio. Possono diffondere agenti patogeni responsabili di infezioni gastrointestinali, malattie cutanee, febbri trasmesse da vettori e altre patologie che diventano particolarmente pericolose in una popolazione già debilitata dalla fame, dalla sete e dalla mancanza di cure mediche.

Le mosche contaminano acqua e alimenti. Le pulci e le zecche trovano nuovi ospiti tra animali randagi e popolazioni sfollate. I roditori contaminano le riserve alimentari e contribuiscono alla diffusione di numerose infezioni.

Quando ospedali, sistemi fognari e servizi di igiene collassano contemporaneamente, il rischio sanitario cresce in modo esponenziale.

Le conseguenze dureranno decenni

L'errore più grande sarebbe pensare che tutto finirà con la fine dei bombardamenti. Le guerre terminano sulla carta molto prima che terminino nella realtà.

Le macerie devono essere rimosse. I terreni devono essere bonificati. Le falde acquifere devono essere recuperate. Gli ecosistemi devono essere ricostruiti. Le popolazioni animali devono essere gestite e curate. Le malattie devono essere monitorate e contenute.

L'ecocidio produce vittime differite: persone che si ammaleranno tra cinque, dieci o vent'anni a causa dell'inquinamento, della contaminazione ambientale e del collasso sanitario prodotto dalla guerra.

Per questo Gaza non rappresenta soltanto una tragedia umanitaria. Rappresenta uno dei più gravi disastri ecologici e sanitari del XXI secolo.

E mentre il mondo conta i morti di oggi, sta già preparando nell'indifferenza generale le vittime di domani.

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