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09 giugno 2026
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Yitzhak Laor: studiare per non ripetere gli errori
di Rosa Rinaldi

Questo lungo post dello scrittore israeliano Yitzhak Laor è impegnativo Ma va assolutamente letto.

È un piccolo trattato sociologico sulla quintessenza coloniale dell'Occidente e sull'ipocrisia che permea la società israeliana, proprio a partire da quelle che sono ritenute le elites migliori: le elites accademiche oppositrici di Netanyahu.

Scrive Laor: (Traduzione)

"TONY BLAIR, JERRY SEINFELD E L'UNIVERSITÀ DI HAIFA" (una lista per chi ha fame di sapere)

1.
Ho visto tutti e tre gli episodi della serie britannica di Channel 4 su Tony Blair. Uno degli obiettivi della serie era sottrarre Blair al bidone della spazzatura della storia. Non è qualcosa che i detrattori di Blair guarderebbero fino alla fine.

2.
Gran parte del documentario consiste in una lunga intervista a Blair, a sua moglie e, di tanto in tanto, a suoi ammiratori, che vedono nella sua scelta di seguire Bush verso il disastro iracheno la fine del suo carisma, eccetera.

3.
All'inizio del secondo episodio, l'intervistatore gli pone una domanda preparata: qual è il film che più di ogni altro lo ha influenzato? Naturalmente, Schindler's List.

4.
Io quel film non l'ho visto. Ho visto soltanto l'episodio di Seinfeld in cui Jerry va a vedere quel film con la sua ragazza e, non avendo avuto alcun luogo dove stare insieme in intimità per diversi giorni, pomiciano durante tutto il film.

5.
Perché Blair, ormai anziano, grigio, a capo di una potente organizzazione internazionale, colui che ha imposto alla guida del Labour un perfetto idiota che lo imita come una caricatura, è stato influenzato proprio da quel film? O meglio: perché ha voluto aprire l'episodio parlando proprio di quel film?

6.
Cito la sua risposta: "L'idea del comandante del campo e della normalità della sua vita...il fatto che vivesse con la sua compagna e tutto il resto... Mentre d'altra parte, la crudeltà inconcepibile inflitta alle persone quando quell'orrore stava accadendo... La gente semplicemente resta a guardare. Lo vede...sa che sta succedendo e non fa nulla."

7.
Così parla un Primo Ministro britannico un quarto di secolo dopo aver inviato il proprio esercito a partecipare a una guerra che ha ucciso masse di persone, distrutto un paese e lo ha lasciato precipitare nel caos, senza elettricità e senza acqua.

8.
Lasciamo da parte l'ipocrisia religiosa di Blair, uno dei più grandi cinici dell'inizio di questo secolo.

9.
Quello che Blair ha visto nel film di Spielberg e che ha voluto usare per spiegare la propria moralità (ormai non sosteneva più di aver invaso l'Iraq per cercare le "armi di distruzione di massa" che non esistevano, ma per liberare il popolo iracheno), io lo leggo come una profonda incomprensione simile a quella di molti miei amici su Facebook che ogni giorno riportano notizie funeste da Gaza, dalla Cisgiordania e dal Libano (io continuo ostinatamente a seguire anche gli anti-governativi che ignorano gli orrori commessi dall'esercito israeliano).

10.
Ogni tanto compare qualche idiota, uomo o donna, che applaude alle atrocità; altri continuano a elencare i crimini del 7 ottobre come se la brutalità dell'esercito israeliano verso i palestinesi fosse iniziata solo allora. Alcuni arrivano perfino a catalogare le esagerazioni diffuse riguardo all'attacco nel nord del Negev.
Questi sono i kahanisti del Likud e dei suoi alleati.

11.
Altri ancora ripetono meccanicamente la formula: «Volevano gettarci in mare», come se quella frase costituisse una prova. È piuttosto la prova che il sistema educativo statale continua a produrre perfetti idioti.

12.
Ma la grande maggioranza segue i leader dell'opposizione e semplicemente vive la propria vita. Come fedeli di una religione civile, si limita a condannare il demonio di turno e a invocare una «commissione d'inchiesta», una sorta di rito che in Israele segue quasi ogni guerra.

13.
Non riusciamo a comprendere il perché tanti restino in silenzio.
È qualcosa che continua a sfuggirci.
Così ci rifugiamo nella psicologia, o meglio nella psicologia sociale.

Non riusciamo a capire i piloti — i più grandi assassini tra noi —, gli operatori e le operatrici dei droni, coloro che distruggono le case, che espellono intere popolazioni, che torturano i prigionieri o li affamano.

E soprattutto non riusciamo a capire coloro che Tony Blair chiama "bystanders": gli spettatori, quelli che stanno a guardare.

Ricordate le manifestazioni per la liberazione degli ostaggi? Ricordate come fosse praticamente proibito menzionare i prigionieri palestinesi che marcivano nelle carceri israeliane?

Provate a considerarlo già adesso come un esempio storico.

14.
Qui ci troviamo di fronte a una questione epistemologica.

L'Occidente non ha mai davvero concepito l'essere umano come categoria universale. L'essere umano diventava universale soltanto quando era bianco e cristiano come lui.

Quasi vent'anni fa, in un saggio pubblicato esclusivamente all'estero — in francese, inglese, spagnolo, italiano e greco — "predissi" quello che chiamavo "il ritorno del colonialismo".

Era prima dell'ascesa della destra populista, prima di Trump. Il populismo di destra non è altro che l'eruzione di un vulcano che non si è mai realmente spento.

Il sostegno pressoché incondizionato accordato dalle potenze occidentali a Israele è parte integrante di questo ritorno del colonialismo.

Tony Blair è uno dei protagonisti di questa storia. Anche il suo fervore cristiano ne fa parte. 15.
Ma non voglio tornare ai miei libri o ai miei scritti.

Lo so: è molto più facile lamentarsi che leggere.

In un saggio contenuto nel mio libro "Un cattivo tempo per la lirica" (esaurito), intitolato "Hannah Arendt e l'uccisione dei "selvaggi", citavo il politico tedesco Heinrich von Treitschke e il suo libro 'Politica", del 1898 dove diceva: "Il diritto internazionale diventa un'espressione priva di significato se i suoi principi vengono applicati anche ai popoli barbari. Per punire una tribù di neri bisogna bruciarne i villaggi. Senza esempi di questo genere non si ottiene nulla. Se il Reich tedesco applicasse il diritto internazionale in casi simili, non sarebbe per umanità o senso di giustizia, ma per una vergognosa debolezza."

Treitschke scriveva queste parole quando le potenze europee avevano già compiuto gran parte delle atrocità coloniali che oggi non hanno nemmeno una giornata internazionale della memoria.

16.
Più avanti, nello stesso saggio, citavo anche il grande storico e filosofo Achille Mbembe, che per molto tempo si poteva leggere in ebraico soltanto sulla rivista Mita'am.

Con lui voglio chiudere questo lungo post.

Scrive Mbembe: "La possibilità di un potere completamente privo di legge nelle colonie nasce dalla negazione razziale di qualsiasi appartenenza comune tra colonizzatore e colonizzato. Agli occhi del colonizzatore, la vita del selvaggio non è che una forma diversa di vita animale: qualcosa di estraneo, inquietante, situato oltre l'immaginazione e oltre la comprensione". A questo punto Mbembe torna a Hannah Arendt, pioniera nell'analisi critica di questa struttura mentale, secondo cui i "selvaggi" sarebbero esseri umani soltanto in senso biologico, privi di quella specifica qualità che l'Occidente attribuisce all'umanità piena.

E cita direttamente Arendt: "Gli europei, mentre massacravano gli indigeni, non erano nemmeno consapevoli di stare commettendo un omicidio."

17.
So bene che per la maggior parte di coloro che assistono agli orrori commessi dall'esercito israeliano e dalle milizie dei coloni, tutto questo è già noto. Eppure vale la pena sottolinearlo ancora una volta.

Non si tratta di ignoranza. Non si tratta semplicemente di una stampa bugiarda o cinica. Non si tratta nemmeno soltanto di sionismo.

E qui mi rivolgo ai nuovi antisionisti: ricordatevi di figure come Yeshayahu Leibowitz o Dov Yermiya, e di molti altri che continuavano a definirsi sionisti pur opponendosi radicalmente alle politiche dello Stato.

Le scorciatoie ideologiche rischiano di nascondere più di quanto spieghino.

Quello di cui stiamo parlando è una coscienza coscienza coloniale Una coscienza che l'Occidente ha alimentato e legittimato per decenni: dal mito di "far fiorire il deserto" all'ammirazione per il movimento dei kibbutz, dalle fotografie patinate delle soldatesse israeliane armate di Uzi fino all'uso politico della Shoah, ridotta a una sorta di incidente della storia anziché interrogare le strutture profonde che l'hanno resa possibile.

18.
Tutto l’orrore attorno a noi avviene esattamente nel momento storico in cui l’ebreo israeliano — anche se è “mizrahi” — viene incorporato, con ritardo, nella minoranza coloniale.

Il ritorno del colonialismo raggiunge il suo culmine, anche grazie alla legittimazione del massacro qui. Il presidente francese sarà probabilmente Bardella, il primo ministro britannico probabilmente Nigel Farage, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (“il diritto internazionale non si applica alla guerra contro l’Iran”, ha detto, allievo di Treitschke), e l’AfD in marcia verso il potere.

Tutto questo è il contesto entro cui prospera la collaborazione tra i criminali di guerra di qui: governo, esercito e opposizione silenziosa (sì, anche i “democratici”! E basta con l’ingenuità: fanno parte del bystanding con cui ho aperto la lista).

19.
A questo punto mi chiederete: «E allora, che cosa proponi?».

Io non propongo più nulla. Propongo soltanto di studiare.

Altrimenti continueremo a ripetere formule consumate: «l'occupazione corrompe», «la degenerazione dell'occupazione» e altre espressioni simili, senza mai mettere in discussione i presupposti che le rendono possibili.

Sono formule che spesso accompagnano l'indignazione senza riuscire a trasformarla in comprensione. E indignarsi è, come continuare a grattarsi una ferita, può perfino risultare piacevole.

20.
Un breve esercizio: andate dai professori ordinari dell'Università di Haifa — la quintessenza del colonialismo — e chiedete quale sia la percentuale di studenti arabi nell'ateneo e quale la percentuale di arabi nel corpo docente senior.

Poi, una volta finiti tutti gli schiarimenti di gola e gli imbarazzi, chiedete: "Qual è la percentuale di arabi tra le segreterie e gli altri lavoratori dipendenti con posto fisso e pensione?".

Non c'è altra spiegazione se non tutto ciò che è stato detto sopra. Questa è l'"élite", e ha taciuto durante il massacro.

Ma quando c'era da manifestare contro Netanyahu, allora sì. "Senza democrazia non c'è accademia!" gridavano, prima di partire per i loro anni sabbatici in Cina".

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