Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
09 giugno 2026
tutti gli speciali

Disumanità normalizzata
di Emma Buonvino

La propaganda israeliana ha costruito per anni una narrazione molto precisa: la violenza sessuale sarebbe una barbarie esclusivamente palestinese, associata unicamente ad Hamas e al 7 ottobre. Una rappresentazione utile a tracciare una linea netta tra "civiltà" e "barbarie", tra vittime degne di empatia e vittime da ignorare.

Eppure, mentre le accuse relative al 7 ottobre continuano a essere discusse e analizzate da organismi internazionali, negli ultimi mesi si sono accumulate testimonianze, rapporti, denunce, referti medici e inchieste riguardanti abusi sessuali e torture inflitte a detenuti palestinesi sotto custodia israeliana.

Il punto centrale non è soltanto la gravità dei singoli episodi. È ciò che questi episodi rivelano.

Quando le stesse pratiche vengono denunciate in strutture diverse, da persone che non si conoscono tra loro, in momenti differenti e con modalità simili, il problema non può più essere ridotto alla favola delle "mele marce". La domanda diventa un'altra: quale sistema permette che tutto questo accada? Quale cultura politica e militare rende possibile l'umiliazione sistematica dell'altro?

La storia insegna che ogni grande violenza collettiva è preceduta dalla deumanizzazione. Prima di colpire un popolo bisogna convincersi che quel popolo valga meno. Bisogna trasformare esseri umani in minacce, animali, numeri, bersagli.

Da anni una parte della società e della leadership israeliana descrive i palestinesi come una presenza da contenere, espellere o eliminare. In questo clima, la sofferenza palestinese smette di essere percepita come sofferenza umana. La tortura diventa sicurezza. L'umiliazione diventa deterrenza. La violenza diventa normale.

Ed è forse questo l'aspetto più inquietante: la normalizzazione. Non soltanto gli abusi, ma l'indifferenza verso gli abusi. Non soltanto il crimine, ma l'incapacità di riconoscerlo come tale quando la vittima è palestinese.

Immaginate per un momento che le stesse testimonianze, gli stessi referti, gli stessi video riguardassero detenuti israeliani nelle mani di un nemico. Le televisioni di mezzo mondo ne parlerebbero ogni giorno. I governi chiederebbero sanzioni. Le prime pagine sarebbero monopolizzate dall'indignazione. Quando invece le vittime sono palestinesi, cala il silenzio.

È questo doppio standard che dovrebbe inquietarci. Perché il valore universale dei diritti umani cessa di essere universale nel momento in cui alcune vittime vengono considerate meno degne di giustizia, meno degne di ascolto, meno degne di umanità.

La vera domanda, allora, non è soltanto cosa sia accaduto nelle carceri israeliane. La domanda è come siamo arrivati al punto in cui milioni di persone riescono a guardare la sofferenza di un intero popolo senza provare lo stesso scandalo morale che proverebbero per qualsiasi altro essere umano.

Quando una società arriva a non vedere più l'umanità dell'altro, ogni atrocità diventa possibile.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale