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Cisgiordania: sanità palestinese sta morendo in silenzio
di Emma Buonvino
Mentre gli occhi del mondo restano puntati su Gaza, in Cisgiordania si sta consumando una crisi meno visibile ma altrettanto devastante: il progressivo collasso del sistema sanitario palestinese.
Negli ospedali pubblici di Betlemme e delle altre città cisgiordane, medici e infermieri continuano a lavorare nonostante stipendi ridotti, carenza di personale e farmaci sempre più difficili da reperire. I pazienti attendono per ore, a volte per giorni, cure che fino a pochi anni fa erano garantite. Per molti malati cronici, oncologici o dializzati, la domanda non è più quando guariranno, ma se riusciranno ancora a ricevere le terapie necessarie per restare in vita.
Alla radice di questa emergenza c'è il blocco delle entrate fiscali palestinesi trattenute da Israele. Si tratta di risorse che rappresentano la principale fonte di finanziamento dell'Autorità Palestinese e che servono a mantenere in funzione scuole, ospedali e servizi essenziali. Senza quei fondi, l'intera struttura pubblica palestinese sta lentamente soffocando.
Le conseguenze sono già evidenti: migliaia di interventi chirurgici rinviati o cancellati, scorte di medicinali salvavita quasi esaurite, debiti miliardari accumulati verso fornitori e aziende farmaceutiche. Persino le strutture private, che per anni hanno sostenuto il sistema pubblico, stanno entrando in crisi perché non ricevono più i pagamenti dovuti.
Dietro i numeri ci sono persone. C'è chi affronta la dialisi senza sapere se il prossimo mese il reparto sarà ancora in grado di assisterlo. Ci sono bambini malati di cancro che continuano a curarsi solo grazie al sostegno di organizzazioni internazionali. Ci sono centri di riabilitazione che non riescono più nemmeno a garantire un pasto ai propri ospiti.
Questa non è una catastrofe naturale né una fatalità amministrativa. È il risultato di decisioni politiche che stanno producendo effetti concreti sulla vita quotidiana di milioni di palestinesi. Quando un sistema sanitario viene privato delle risorse necessarie per funzionare, non si colpiscono soltanto delle istituzioni: si colpiscono i malati, gli anziani, i bambini, chiunque abbia bisogno di cure.
La distruzione di una società non passa soltanto attraverso le bombe. A volte avanza più lentamente, attraverso l'impoverimento sistematico delle sue strutture vitali. E quando un ospedale non può più curare, una scuola non può più insegnare e un'amministrazione non può più pagare i propri dipendenti, ciò che viene messo in discussione non è soltanto un servizio pubblico, ma la possibilità stessa di una vita dignitosa.
La Cisgiordania oggi ci mostra proprio questo: il volto di una crisi umanitaria che cresce lontano dai riflettori e che rischia di trasformarsi in un collasso sociale e istituzionale dalle conseguenze incalcolabili.
Il responsabile di questo disastro è il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich (partito di estrema destra messianico).
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