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08 giugno 2026
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WP pubblica inchiesta sull'uccisione di Amal Khalil in Libano
di Marilina Mazzaferro

La giornalista libanese Amal Khalil è stata uccisa da attacchi israeliani nel sud del Libano, dopo che le squadre di soccorso sono state impedite di raggiungerla per ore, nonostante i ripetuti tentativi di evacuarla mentre era ancora in vita. È quanto emerge da un'inchiesta del Washington Post pubblicata oggi.

Secondo la ricostruzione degli eventi del 22 aprile effettuata dal giornale, Khalil è sopravvissuta a diversi raid israeliani vicino al villaggio di confine di al-Teeri ed è rimasta intrappolata sotto le macerie di un edificio distrutto, mentre i soccorritori libanesi attendevano l'autorizzazione ad accedere all'area.

Le cartelle cliniche esaminate dal giornale indicano che Khalil è morta alle 19:00, oltre due ore prima che alle squadre di emergenza fosse finalmente permesso di tornare sul luogo dell'attacco.

L'inchiesta, basata su documenti medici, tabulati telefonici, immagini satellitari e interviste a testimoni, sopravvissuti e soccorritori, ha rilevato che il ritardo ha privato Khalil di cure mediche essenziali durante le ultime ore della sua vita.

Khalil, giornalista del quotidiano Al-Akhbar, stava documentando la distruzione causata dai continui attacchi israeliani nel Libano meridionale insieme alla collega Zeinab Faraj.

Il primo attacco israeliano ha colpito un veicolo che precedeva i giornalisti, uccidendo due uomini. Khalil e Faraj sono fuggite e si sono rifugiate nelle vicinanze, ma un secondo attacco israeliano ha distrutto anche il loro veicolo. Un terzo attacco ha poi fatto crollare l'edificio in cui le due giornaliste si erano rifugiate.

Prima di rimanere intrappolata sotto le macerie, Khalil ha contattato parenti e colleghi chiedendo aiuto. Alle 14:56 ha inviato un messaggio vocale al fratello dicendo: "Hanno colpito un'auto che ci precedeva. Ma non preoccuparti, non ci è successo niente". Ha aggiunto: "Sto bene, amore mio, non preoccupatevi. Sto bene".

Faraj, sopravvissuta all'attacco, ha poi descritto il terrore causato dai successivi bombardamenti. "Il suono era terrificante e spaventoso. Tutto il mondo intorno a noi si è illuminato di rosso", ha detto.

Il Post ha riportato che l'esercito libanese, la Protezione Civile, la Croce Rossa e l'UNIFIL hanno iniziato a coordinare le operazioni di soccorso poco dopo il primo attacco. Tuttavia, le squadre di emergenza non sono riuscite a raggiungere i giornalisti feriti a causa dei ripetuti ritardi nell'autorizzazione ad accedere all'area.

I soccorritori si sono avvicinati brevemente al luogo dell'attacco prima di ritirarsi in seguito a un altro attacco nelle vicinanze. Secondo quanto riferito da persone coinvolte nel coordinamento delle operazioni, citate dal giornale, l'autorizzazione al loro ritorno è arrivata solo intorno alle 20:15. A quell'ora, Khalil era già deceduta a causa delle ferite riportate.

Il giornale ha riportato che i primi soccorritori sono finalmente entrati nell'area con ambulanze, veicoli di soccorso ed escavatori, iniziando una lunga ricerca tra le macerie. Ore dopo, hanno ritrovato Khalil sotto le macerie di cemento, dopo aver scoperto che una colonna portante le era caduta addosso.

L'uccisione di Khalil ha suscitato la condanna delle organizzazioni per la libertà di stampa e dei difensori dei diritti umani, i quali sostengono che prendere di mira i giornalisti e negare un tempestivo accesso alle cure mediche costituisca una grave violazione del diritto internazionale umanitario.

La direttrice generale del Comitato per la protezione dei giornalisti, Jodie Ginsberg, ha dichiarato: "I giornalisti sono civili e protetti dal diritto internazionale. Il palese disprezzo di Israele per tali norme – e l'incapacità della comunità internazionale di ritenerlo responsabile – è aberrante".

Anche il direttore generale dell'UNESCO, Khaled el-Enany, ha chiesto un'indagine sull'omicidio. "I giornalisti svolgono un ruolo cruciale nel garantire il flusso di informazioni essenziale per la costruzione della pace in situazioni di conflitto", ha affermato. "La loro protezione è fondamentale per tutte le parti coinvolte".

L'uccisione di Khalil ha riacceso il dibattito sugli attacchi israeliani contro i giornalisti in Libano, con le organizzazioni per la libertà di stampa che sostengono che la sua morte si inserisce in un quadro più ampio che si è manifestato fin dall'inizio della guerra.

Tra i casi più eclatanti spicca l'uccisione del videografo di Reuters Issam Abdallah vicino ad Alma al-Shaab nell'ottobre del 2023. Le indagini condotte da Reuters, dalle Nazioni Unite, da Amnesty International, da Human Rights Watch e da Reporters Without Borders hanno concluso che il gruppo di giornalisti era chiaramente identificabile come stampa quando è stato attaccato da Israele. L'attacco ha ucciso Abdallah e ferito altri sei giornalisti.

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