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La questione maschile
di Elisa Fontana *
Io non so, ovviamente, se le cose siano andate come denunciate da una signora che ha accusato il senatore forzista Francesco Silvestro di violenza sessuale. A quello penseranno i magistrati ai quali la signora ha presentato denuncia.
No, io voglio soffermarmi sulla intervista che Silvestro ha rilasciato a Repubblica in cui dice di non ricordare nulla del genere a proposito della violenza. E, per sottolineare il concetto, continua: “Poi modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… magari mi vuole estorcere qualcosa”. E ancora: “Comunque, denunciasse. Poi ci divertiamo”.
Ecco, rimanendo fuori dall’eventuale fatto penale, io vorrei solo sottolineare la concezione che ha della donna questo primitivo rappresentante del sesso maschile. E la concezione che ha di se stesso, che essendo “un bel ragazzo” ne trova quante ne vuole disponibili, non ha bisogno di una “normale” che magari è una laida ricattatrice e, dunque, non ha nessuna credibilità. E l’irrisione finale “denunciasse, poi ci divertiamo”, come a far intendere un senso di malcelata impunità.
E stamani Rita Dalla Chiesa, forzista anche lei, intervistata sulle parole di Silvestro ha detto “Ecco, certamente le posso dire che non è stato affatto gentile se ha pronunciato parole simili”. E ancora “Ripeto, non è stato un cavaliere o un gentiluomo”. Insomma, una questione di puro bon ton in cui un uomo deve regolarsi quando parla non perché così dovrebbe essere già nel suo pensiero, ma per pura educazione. Che, per carità, c’entra anche quella, ma a me pare solo l’ultimo dei problemi nel caso specifico.
E se non vi basta questo esempio di ritorno al tempo delle caverne e della clava, vi posso deliziare con il caso del deputato regionale siciliano Riccardo Gallo Afflitto, forzista anche lui ahimè, al centro dello scandalo Cefpas su cui magari torneremo un’altra volta perché merita, ma qui citato a causa delle intercettazioni in cui viene sorpreso in amabili conversari con un fotografo-factotum suo collaboratore nonché coordinatore cittadino di FI Giovani a Canicattì.
I magistrati scrivono che il suo ruolo era quello di reclutare ragazze che accompagnassero l’onorevole nei suoi impegni di lavoro. Sentite che dialoghi aulici fra i due: “Compà avremo un partito con tutte donne, dalla testa ai piedi… guarda che ne ho altre cinque” e giù risate. E il prode rappresentante del popolo sollecitava il collaboratore ad essere esplicito con le ragazze “Piglia e ti ci va curchi”, cioè ci vai a letto.
Premio per tutte coloro che cedevano? Un contratto al Cefpas, a spese nostre ovviamente, altrimenti addio al contratto. E vanno avanti così di volgarità in volgarità, di risata in risata, di apprezzamento in apprezzamento, con espressioni che avrebbero fatto inorridire Dalla Chiesa per l’evidente scarsa educazione dei due mancati gentiluomini. Il programma politico di Gallo Afflitto era quello di avvicinare i giovani alla politica, pensate un po’, pure fine umorista.
Qual è la morale di queste due recentissime storie? Ce ne possono essere svariate, ovviamente, ma a me pare che la morale più stringente sia quella dello sdoganamento. Certa “politica” è riuscita a sdoganare, e a farla passare per normale, l’idea che per fare politica, se sei donna, devi fare un casting, essere belloccia, ma soprattutto disponibile. E a cascata ti arriveranno tanti bei benefit graziosamente elargiti dal maschio alfa, quello che il potere ce l’ha in mano davvero e ti può dare una consulenza, un contratto, una elemosina qualunque, persino una borsa firmata.
E se sei una donna “normale” non esisti nemmeno nel paesaggio di questi maschioni d’assalto, non hai nessuna attendibilità, chi vuoi che possa credere che un Adone come me possa perdere del tempo con una scorfana come te?
Ecco, queste storie io non le segnalo alla destra che ha finito di sorprenderci dai tempi del cavaliere e delle sue elegantissime cene. Io le segnalo con grande preoccupazione alla sinistra e al suo programma, perché questi non sono solo fatti di cronaca, sono l’autobiografia di una nazione che ha perduto totalmente il significato di parole un tempo nobilissime, come politica, idee, impegno, gavetta, percorso, dignità.
Questa è una emergenza nazionale dalla quale nessuno che aspiri ad avere responsabilità politiche nazionali può tirarsi fuori e che, prima di essere una questione femminile, è una questione maschile. Di educazione, ma non in senso di bon ton, con buona pace di Rita Dalla Chiesa e dei suoi gentiluomini.
Ah, troverete le foto del “bel ragazzo” su qualunque quotidiano, così ciascuno potrà farsi idea di che sforzi sovrumani ci saranno voluti per resistere a cotanto fascino.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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