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Trump ha contro Congresso, tribunali e sondaggi
di Leandro Leggeri
Per mesi Donald Trump ha dato l’impressione di poter imporre la propria agenda senza ostacoli. Ma questa settimana diversi segnali indicano che qualcosa potrebbe stare cambiando.
La Camera dei Rappresentanti, controllata dai repubblicani, ha approvato una risoluzione per limitare la prosecuzione della guerra contro l’Iran senza una specifica autorizzazione del Congresso.
Pur avendo soprattutto un valore politico e simbolico, il voto rappresenta uno schiaffo significativo alla Casa Bianca, tanto più perché alcuni deputati repubblicani hanno scelto di schierarsi contro il presidente.
Non è stato l’unico rovescio. I tribunali hanno bloccato alcune iniziative dell’amministrazione e il Congresso ha cancellato il finanziamento pubblico richiesto da Trump per il nuovo e costoso salone da ballo della Casa Bianca.
Anche il controverso fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a compensare le presunte vittime della cosiddetta "weaponization" del sistema giudiziario è stato accantonato dopo forti critiche bipartisan.
Sul piano politico, inoltre, i sondaggi mostrano un calo della fiducia degli americani nella gestione dell’economia e della politica estera. A pochi mesi dalle elezioni di midterm, cresce il timore tra i repubblicani che alcune scelte della Casa Bianca possano mettere a rischio la maggioranza al Congresso.
Secondo il Financial Times, questi sviluppi potrebbero segnare l’inizio di una fase nuova, nella quale tribunali, Congresso e parte dello stesso Partito Repubblicano tornano a esercitare un ruolo di contenimento nei confronti del presidente.
Resta da vedere se si tratta di semplici battute d’arresto temporanee o dell’inizio di un vero ridimensionamento del potere politico di Trump. Ma un dato appare evidente: l’immagine di un presidente senza freni e senza opposizione comincia a mostrare le prime crepe.
 
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