 |
La rivalsa del mainstream contro Il Fatto
di David Cappellini
La sempre più feroce querelle "Minetti vs Il Fatto Quotidiano" ha una spiegazione sola: hanno voluto togliere Mattarella da qualsiasi imbarazzo. È stato infatti il Presidente della Repubblica a concedere la grazia ad una tizia che di fatto non aveva commesso reati né leggeri, né gravissimi.
La ex consigliera regionale e organizzatrice di cene e festini ad Arcore, era stata condannata a 3 anni e 11 mesi di detenzione, quindi essendo la pena inferiore ai 4 anni, avrebbe avuto solo l'obbligo di svolgere i servizi sociali. È ovvio che la prima cosa che colpisce nella concessione della grazia a Minetti, è l'entità della pena che doveva scontare, per cui non è previsto l'arresto.
Mattarella ha concesso durante i suoi due mandati, molte altre grazie, ma in riferimento principalmente a due categorie di condannati: agli autori di gravi delitti come gli omicidi anche plurimi, oppure ai colpevoli di reati leggerissimi e tutti quanti i soggetti erano effettivamente detenuti.
Si trattava spesso di giovani e giovanissimi oppure di persone molto avanti con l' età e sempre in presenza di circostanze che definire attenuanti è un eufemismo. Nel caso Minetti ha graziato invece, una persona di età media per reati mediamente gravi, completamente libera, senza che avesse scontato un solo giorno di pena. Perché?
Questa è una domanda che, visto il muro di omertà mediatica e politica che si è alzato in difesa di Mattarella e contro il Fatto Quotidiano che ha sollevato lo scoop, rimane senza risposta. Nel richiedere le indagini supplementari allo stesso giudice della Procura di Milano che aveva comprovato la sussistenza delle garanzie per la concessione della grazia, si evidenzia l' anomalia che contraddistingue l'intera faccenda.
E nella conferma che non hanno sentito nessun testimone che accusa il duo Minetti/Cipriani, citati e intervistati dal Fatto, ma solo quelli portati dagli avvocati della difesa (cosa fattibile, perché è un atto amministrativo e non penale) c'è tutta l'intenzione di chiudere la faccenda senza strascichi imbarazzanti per il Quirinale.
Questi magistrati "rossi" improvvisamente diventati "neri", che da "plotone di esecuzione e casta mafiosa" diventano i paladini del diritto di adottare un bambino per una condannata in via definitiva per sfruttamento della prostituzione minorile, piacciono un sacco a tutti i giornaloni, di destra e di sinistra, che al contrario del Fatto, vivono di reddito di giornalanza.
Mi pare che oltre alla difesa del santo simulacro dell'intoccabile PdR, che in realtà ha fatto una figura barbina, ci sia una certa rivalsa nei confronti dell'unico quotidiano che non prende soldi pubblici e aumenta controtendenza, nelle vendite e nei lettori.
 
Dossier
diritti
|
|