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Non sono invisibili
di Elisa Fontana *
A parte l’orrore suscitato nelle prime ore dalla notizia della feroce uccisione di quattro braccianti stranieri, tre pakistani e un afgano miracolosamente salvatosi, la notizia è tornata velocemente nel “già digerito e metabolizzato” in cui modestamente siamo maestri, come popolo e come classe politica.
Non intendo generalizzare, ovviamente, ma, a parte i soliti noti, non ci sono state particolari prese di posizione e, per carità di patria, nessuna iniziativa da parte del governo. Solo una dichiarazione scolastica da parte di Meloni “L’Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie” che fa il paio con la pace nel mondo delle aspiranti miss Italia di un tempo.
Perché starebbe alla politica, al governo dire una parola chiara non solo davanti all’atrocità disumana di quattro persone bruciate vive, ma davanti all’atrocità giornaliera, normale e normalizzata, scientificamente rincorsa di un comodo ritorno alla schiavitù regolamentata con la complicità di chi politicamente dovrebbe combatterla.
Perché la conoscono tutti la truffa che avviene sfruttando i decreti flussi che attirano in Italia migliaia di lavoratori con lo specchietto di un contratto. Che poi si rivela inesistente, mentre esistente è il sistema: lavorare dall’alba al tramonto quando va bene solo per avere un po’ di cibo. E lo sanno bene tutti che dietro i 4 bruciati vivi c’è una rete inossidabile e feroce di caporalato. Ma la politica fa finta di non sapere che dietro questa rete visibile ci sono ‘ndrangheta, mafia, camorra.
Venite nelle campagne siciliane, nelle serre del vittoriese che sono vanto e orgoglio dell’agricoltura isolana, ma ovunque nell’isola e vedrete che bel sistema c’è in atto, condito qui e là dalla caccia al migrante, così senza motivo, giusto per spezzare la noia. E la politica continua a fare finta che questo sistema collaudato non esista nemmeno nel dorato mondo delle grandi firme, quelle che tutto il mondo ci invidia, quello che nasce in scantinati bui e umidi, dove gli schiavi del terzo millennio lavorano e mangiano e dormono senza mai uscire, a maggior gloria del nostro made in Italy che tanto fa gonfiare il petto ai nostri nazionalisti politici.
Davanti ad un quadro nazionale simile, davanti ad uno sfruttamento eretto ormai a sistema, davanti a tutto ciò il silenzio politico, la mancanza di iniziative e di impegni, persino di parole con un minimo sindacale di empatia è così fitto da assomigliare all’omertà.
Forse perché da una parte non si vogliono disturbare gli industriali dell’alta moda che, indirettamente, godono i frutti di questa situazione? Forse non si vuole alzare il coperchio sulle azioni di questo governo feroce con i ragazzini, ma totalmente disinteressato a problemi che attanagliano tutto il nostro Mezzogiorno, ma in genere tutta l’agricoltura?
Che facciamo? Remigriamo pure questi disgraziati? Combattiamo fortemente le mafie? Chiamiamo tutti alle loro responsabilità? Molto meglio limitarsi alla dichiarazione più o meno doverosa. E definirli “gli invisibili”. No, non sono affatto invisibili, tutti sanno benissimo che ci sono, dove sono e cosa fanno, ma fa più comodo far finta di niente.
E non è solo la politica ad essere sul banco degli imputati. Anche noi consumatori lo siamo, tutte le volte che compriamo un capo firmato o un capo a prezzi irrisori, tutte le volte che pretendiamo e diamo per scontate le aperture festive dei supermercati e dei negozi. So che possiamo fare ben poco, ma almeno raggiungere la consapevolezza che dietro quei capi, dietro gli scaffali sempre pieni, dietro frutta e verdura fresca e colorata c’è sempre lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e, spesso, anche la morte.
Sarebbe già un passo avanti, rispetto a chi crede che frutta e verdura arrivino dai campi agli scaffali sui loro piedi, sette giorni su sette, trecentosessantacinque giorni l’anno.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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