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05 giugno 2026
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Storia da due spicci
di Raffale Florio

Gasparri per colpire il fumettista "rosso" invoca un'ispezione sul lavoro, che porta direttamente a casa Craxi

​Se il ridicolo fosse un reato ministeriale, a Palazzo Madama ci sarebbe il sovraffollamento. L’ultimo capolavoro della commedia dell'arte forzista porta la firma di Maurizio Gasparri, l’uomo che riesce a darsi la zappa sui piedi anche quando sta comodamente seduto in poltrona.

​L’impavido Maurizio si è improvvisamente riscoperto un pasdaran dei diritti dei lavoratori, un Karl Marx in salsa azzurra, fulminato sulla via di Damasco da un articolo di stampa. Legge che alcuni animatori di «Due Spicci» – la nuova serie Netflix del pericolosissimo sovversivo Zerocalcare – sarebbero stati pagati la miseria di 6 euro l’ora.

Apriti cielo. Il Nostro, con il petto gonfio di indignazione proletaria, corre a depositare un’interrogazione parlamentare per chiedere un’ispezione immediata del Ministero del Lavoro.

"Vergogna! Sfruttamento! Capitalismo selvaggio!", tuona il redivivo sindacalista Gasparri, convinto di aver fatto bingo: colpire il fumettista di sinistra che fa la morale sul precariato e portarsi a casa lo scalpo della superiorità morale progressista.

​Un piano perfetto. Peccato che, nell'era di internet, anche Gasparri avrebbe i mezzi per consultare una visura camerale. Bastava tirare il filo della produzione per scoprire dove portava la ragnatela.

​La serie è animata dalla DogHead Animation. ​DogHead è controllata da Movimenti Production. ​Movimenti Production è controllata al 51% dal colosso Banijay Kids & Family. ​E chi è il Ceo di Banijay? Marco Bassetti.

​Direte: e chi è? Un illustre sconosciuto? Non proprio. Trattasi del consorte di Stefania Craxi.

​Esatto, proprio quella Craxi. Di Forza Italia. Lo stesso partito di Gasparri. Anzi, per essere precisi, colei che lo scorso marzo lo ha spodestato dal ruolo di capogruppo al Senato, su gentile input di Marina Berlusconi, spedendolo a svernare alla Commissione Esteri.

​Ricapitolando: Gasparri, per fare un dispetto a Zerocalcare, chiede un'ispezione ministeriale contro l'azienda del marito della donna che gli ha appena sfilato la poltrona. Un capolavoro di geopolitica interna che nemmeno nei migliori film di Fantozzi.

​A questo punto le ipotesi sono due, ed entrambe delineano un profilo psicologico da antologia.

​Ipotesi A (La tontolaggine): Gasparri non ne sapeva assolutamente nulla. Ha visto "Zerocalcare" e, come il toro con il drappo rosso, si è lanciato a testa bassa senza guardare dove andava a sbattere. In questo caso, l'ispezione ministeriale andrebbe chiesta sui suoi collaboratori, rei di non avergli spiegato che stava bombardando il salotto di casa sua.

​Ipotesi B (Il genio del male): Gasparri sapeva tutto. E allora, signori, giù il cappello. Siamo di fronte a un raffinatissimo killer politico che, con la scusa di difendere i precari (lui!), rifila un tackle da dietro alla sua nuova capogruppo. Due piccioni con una fava, zero impronte digitali e il sorriso di chi ha servito la vendetta fredda, anzi, gelata.

​Nel frattempo, le società respingono le accuse parlando di "ricostruzioni diffamatorie" e Zerocalcare fa sapere che lui si occupa di disegni e non di budget.

Ma il dettaglio è secondario. La vera perla è questo meraviglioso corto circuito tutto interno a Forza Italia, dove si riesce a essere contemporaneamente i paladini del salario minimo (ma solo a casa degli altri) e i datori di lavoro del subappalto.

​La nuova serie di Zerocalcare si intitola Due Spicci. Ma la figura che ci sta facendo Gasparri non ha prezzo. Mettetevi comodi, lo spettacolo è appena iniziato.


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