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Il campione obiettore di coscienza
di Franca Zanaglio
Muhammad Alì, nato Cassius Clay, il più grande, se ne andava il 3 giugno 2016 divorato dal Parkinson.
"Non ho visto un singolo mendicante per le strade della Russia sovietica. Non mi sono mai sentito così sicuro, non vi è nessun rischio di essere derubati. Mi è stato detto che in Unione Sovietica non c’è libertà di religione, ma in realtà i musulmani, i cristiani e gli ebrei praticano liberamente il loro culto. Credo che il rapporto tra i nostri popoli sia negativo solo a causa della falsa propaganda".
Cresciuto durante la segregazione razziale, da vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma, tornò negli USA ritrovando, dopo i fasti romani, la stessa segregazione, lo stesso razzismo di sempre (un ristoratore si rifiutò di servirlo perché nero).
D'altronde l'AmeriKKKa era pur sempre l'AmeriKKKa, quella di Lindon Johnson esattamente come quella di Franklyn Delano Roosevelt che MAI ricevette alla Casa Bianca Jessie Owens, dopo il trionfo a Berlino nel 1936.
Così Cassius Clay si convertì all'Islam, dicendo che era la religione in cui tutti erano uguali, senza distinzione di colore e razza.
"Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro."
Nel 1967 fu arrestato e condannato al carcere per il suo rifiuto di combattere in Vietnam. Gli tolsero il titolo mondiale e gli proibirono di fare pugilato.
Così Mohammad Alì divenne l'icona dell'obiezione di coscienza.
 
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