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03 giugno 2026
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Israelizzarsi
di Rosa Rinaldi

L'israelizzazione delle nostre società è un processo ormai evidente.

La forza che le autorità di polizia esercitano nei confronti di gente inerme (persino donne incinte) è sempre più forte, come più forte è il livello di razzismo, rivolto soprattutto ad arabi e musulmani, che oggi non si ha più nessuna remora a mostrare.

Il video dell'influencer di destra che va ad una festa islamica al solo scopo di provocazione (e viene accolto da persone un milione di volte migliori di lui...) è emblematico e sintomatico di un Paese sempre più bestiale, che si rivela anche in migliaia di commenti sui social.

L'impunità israeliana è diventata un nuovo paradigma criminologico che ha stabilito un nuovo connubio tra crimine e legittimazione dello stesso, anche grazie ad un appoggio mediatico e morale che non si era mai visto prima. Mai.

I confronti con il nazismo ormai non bastano più.

Si continua a leggere di gente che sostiene che Israele sarebbe Il baluardo contro non-si-capisce-cosa.

Appunto: cosa? Parliamo di uno Stato che In pochi mesi ha fatto migliaia di morti, milioni di sfollati, ha bombardato tende di sfollati, ha raso al suolo interi villaggi, ha ucciso medici, sanitari, giornalisti... mentre tecnicamente vigeva il "cessate il fuoco".

E nessuno fa NIENTE.

Nessuno, tranne l'Iran, riesce a far da sponda a questo tracollo politico espresso dall'incapacità delle leadership mondiali di arginare Israele. Leaders che non intervengono neppure per tutelare i loro cittadini dalla più grave crisi energetica dalla seconda Guerra mondiale ad oggi. E ovviamente, di fronte all'ennesima invasione del Libano, la società israeliana, quella che tanti politici nostrani tengono distinta dalle azioni del suo Governo, non si ribella.

Anzi, applaude.

Scrive Yitzhak Laor , scrittore e giornalista israeliano: "La «festa per la riconquista del Beaufort» dimostra ancora una volta, per chi ancora non volesse crederci, che si tratta di un popolo completamente ottenebrato, ebbro di sangue e alla disperata ricerca di appagamento: il tentativo di colmare un vuoto immenso che nessun ritorno alla fede riesce a riempire. Agli israeliani non è rimasto nemmeno un grammo di fiducia in un futuro normale.

[ ...] " Una delle differenze tra il 1982 e la guerra attuale è che i morti di questa guerra appartengono ai margini della società. A chi importa della vita degli arabi? O di quella di un ragazzo di Rosh HaAyin? O di un immigrato dall'Ucraina? I figli delle élite non sono lì. Aspettano la caduta di Netanyahu e rimandano il momento del conto".

E chissà quando arriverà questo momento del conto...

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