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L'Odio è un virus
di Goffredo D'Antona
L'odio è come un virus come una pianta infestante.
Si propaga con una facilità impressionante. Basta poco per le menti frustrate.
E il poco è il politicante di turno, che per accattonare quattro voti, per far presa sulla gente, crea un nemico da un problema e si scatena l’orrido.
Se continui a ripetere che i migranti sono criminali, che l Islam ci vuole tutti convertiti alla fede del Profeta, se inventi parole che non hanno alcun senso logico come remigrazione, una panacea per tutti i mali, capita che quattro delinquenti si accaniscano su di loro.
E la cosa sulla quale riflettere è che vengono colpite persone che lavorano (magari sfruttate) che si integrano, mica questo accanimento viene sparso sulle mafie estere che qui prosperano al servizio delle nostre mafie.
Di quelli i “patrioti“ hanno assai paura.
L'Italia asta diventando una Repubblica fondata sull’odio.
Si sceglie qualcuno o qualcosa lo si eleva a nemico e giù si scatenano quei due minuti di odio già descritti bene da Orwell in 1984.
Il problema è che l'odio non è una semplice emozione, uno stato d’animo.
L’odio è un virus. E come ogni virus che si rispetti resiste alle forze esterne per rimanere vitale.
Sviluppa una sua intelligenza di sopravvivenza.
L odio si ciba di odio, e se non gli basta lo fa sviluppare nelle cose che lo circondano per poi fagocitarlo.
Mentre l‘amore è un sentimento (paradossalmente) egoistico e singolarmente direzionabile, amo un uomo una donna, i miei figli, i miei cani, l'odio no.
Pensiamo di odiare solo un qualcosa, un qualcuno, ci sentiamo sereni e nel giusto.
Ma non è cosi. Non è direzionabile. Una volta che iniziamo ad odiare un qualcosa di determinato, dobbiamo aggiungere altro. Perché l'odio è una droga, è la panacea di tutte le nostre frustrazioni.
Il miglior psicofarmaco che si trova in natura.
E lentamente diventiamo tossici, zombie emotivi che sembrano usciti da un film di Romero.
 
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