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Jamal Kanj: smettetela di dare la colpa a Netanyahu, stupidi...
trad. di Antonella Salamone
Benjamin Netanyahu e i suoi partner nel governo israeliano, Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich tra gli altri, non sono venuti da Marte. Dando la colpa a Netanyahu e agli altri, i media occidentali controllati dai sionisti e i liberali negli Stati Uniti e in Europa vogliono farvi credere che ci sia un abisso morale tra la politica della coalizione di governo israeliana e lo Stato che essa guida.
L'Unione Europea è un esempio lampante di dissonanza cognitiva. Minaccia Netanyahu di arresto. Vieta a Ben Gvir e Smotrich di entrare nel territorio europeo. Eppure continua a mantenere rapporti commerciali preferenziali con Israele. Sanziona singoli leader israeliani, ma protegge e sostiene l'apparato statale e il sistema politico che li rafforza.
L'UE non può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca, prendendo le distanze moralmente dai singoli leader e continuando al contempo a finanziare, normalizzare e legittimare la stessa struttura statale che li sostiene.
Adolf Hitler non avrebbe potuto commettere i suoi crimini senza un sistema politico tedesco che lo ha reso possibile e incoraggiato. Non furono solo Hitler o il Partito Nazista a essere ritenuti responsabili dei crimini nazisti; fu la Germania a esserne responsabile. L'apartheid sudafricano non sarebbe potuto durare così a lungo senza l'ampia complicità della società bianca privilegiata.
Allo stesso modo, l'ascesa della coalizione di Netanyahu è un'eredità dell'establishment sionista privilegiato israeliano e della società ebraica israeliana nel suo complesso. Sondaggio dopo sondaggio, emerge che, sebbene molti ebrei israeliani non appoggino Netanyahu personalmente, due terzi approvano comunque le sue politiche di fame a Gaza.
Gli israeliani vogliono cambiare l'attore, ma non l'opera teatrale. Ad esempio, solo il 20% degli israeliani ebrei sostiene il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato, mentre il 42% appoggia l'espansione delle colonie illegali riservate agli ebrei nella Cisgiordania occupata.
Non si tratta di un gruppo marginale quando il 100% degli ebrei israeliani che rifiutano il diritto all'autodeterminazione palestinese è superiore a coloro che sostengono la soluzione dei due Stati. Questi numeri riflettono il vero consenso e rivelano la reale direzione della "democrazia ebraica" israeliana.
Netanyahu non sta trascinando Israele in crimini contro l'umanità, contrari alla sua volontà "democratica". Sta, secondo la cruda logica della politica elettorale israeliana, offrendo ciò che la maggior parte dei suoi elettori "ebrei" desidera.
La stragrande maggioranza degli "israeliani ebrei" approva il genocidio di Gaza, la carestia artificiale e gli attacchi a ospedali, scuole e infrastrutture. Lo stesso fenomeno è ora visibile in Libano, come dimostrano le testimonianze dei soldati che hanno eseguito quegli ordini.
Una recente inchiesta di Haaretz ha intervistato cinque soldati israeliani di diverse unità e provenienze che hanno prestato servizio nel Libano meridionale. I loro racconti descrivono il collasso morale istituzionale di una cultura militare che non è degenerata in illegalità per disobbedienza agli ordini, ma con la tacita approvazione del comando.
Un soldato israeliano ha descritto operazioni di saccheggio organizzate in cui ogni sera un convoglio logistico trasferiva la merce rubata – tappeti, motociclette, poltrone, stufe, interi inventari di negozi – a un avamposto dove attendeva i soldati e i comandanti di ritorno a casa.
"La sensazione è che le Forze di Difesa Israeliane siano diventate come un esercito di vichinghi", ha detto il soldato. "Lasciando che i soldati saccheggino, così saranno contenti e continueranno a combattere".
Non si tratta di comportamenti aberranti di singoli individui. È la condotta di una cultura militare istituzionale in cui la proprietà, la dignità o la vita dei civili libanesi o palestinesi non sono degne di rispetto o protezione. Un altro soldato ha descritto villaggi svuotati attraverso demolizioni sistematiche: interi complessi rasi al suolo da appaltatori civili pagati in base al numero di case distrutte, con "valutazioni dei risultati" giornaliere che tenevano traccia del numero di strutture demolite da ciascuna azienda. «Una volta era necessario "incriminare" una struttura per distruggerla, per trovarvi delle armi», ha affermato. «Ma oggi, semplicemente distruggono, persino scuole e cliniche».
Il sostegno alle guerre di Gaza, Libano e Iran tra gli "israeliani ebrei" è rimasto una posizione maggioritaria, nonostante le attestazioni internazionali di crimini di guerra. Guerre e crimini che godono di legittimità democratica all'interno della società ebraica israeliana. Questa è la scomoda verità che sia i liberali israeliani che gli osservatori internazionali si rifiutano di affrontare. Azioni compiute da un esercito proveniente dalla stessa società, e che ritorna a essa, la quale, secondo i sondaggi, appoggia ampiamente i crimini del proprio governo.
Dare la colpa a Netanyahu è diventato uno strumento per distogliere l'attenzione e oscurare i crimini di guerra sistematici commessi dallo Stato. Innegabilmente, Netanyahu è pericoloso, corrotto e sinceramente impegnato in guerre senza fine che servono alla sua sopravvivenza politica. Allo stesso tempo, i sondaggi sono coerenti e inequivocabili: la maggior parte degli israeliani che lo vogliono fuori non vuole che i suoi crimini finiscano. Desiderano una versione più competente – o meno pubblicizzata – dello stesso progetto. Ciò è evidente nella palese assenza di un punto di vista contrario all'interno di Israele.
L'opposizione politica organizzata, nella "democrazia ebraica" israeliana, non offre alcuna visione alternativa alla strategia attuale. Le divergenze riguardano solo le tattiche, non gli obiettivi fondamentali. Non si tratta di un sistema politico che si scontra con l'estremismo del suo leader, bensì di un sistema che lo ha generato. Provengono dallo stesso contesto culturale politico, plasmato da narrazioni vittimistiche, condizionato dalla paura e dall'odio verso i non ebrei. È il sistema politico "democratico" che, a prescindere dai partiti e dai decenni, ha sempre scelto la stessa strada distruttiva.
Potrebbe essere conveniente per i media occidentali controllati dai sionisti diffondere narrazioni eufemistiche e per i liberali liquidare la realtà israeliana come opera di una manciata di politici di destra "squilibrati". È ora di smetterla di incolpare Netanyahu e la sua coalizione razzista ignorando la verità ben più profonda e inquietante: il problema è il progetto sionista stesso.
-Jamal Kanj è l'autore di "Children of Catastrophe: Journey from a Palestinian Refugee Camp to America" e di altri libri. Scrive frequentemente di questioni relative al mondo arabo per diverse pubblicazioni nazionali e internazionali. Il suo articolo è apparso su MEMO.
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