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02 giugno 2026
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2 giugno: le donne italiane al voto
di Santina Sconza *

Preferisco essere essere una ribelle che una schiava e complice di questo governo.

Martedì 2 giugno si svolge la celebrazione dell'80° Festa della Repubblica, dell'elezione dell'Assemblea Costituente e del primo voto delle donne.

Quante lotte per avere il diritto al voto, le suffraggette a Londra: "Per cinquant'anni ci siamo adoperate pacificamente per ottenere il diritto di voto. Ci hanno derise, picchiate e ignorate. Ora ci siamo rese conto che fatti e sacrifici devono essere all'ordine del giorno. Lottiamo perché un giorno ogni bambina venuta al mondo possa avere le stesse occasioni che hanno i suoi fratelli. Non sottovalutate il potere che abbiamo noi donne di essere artefici del nostro destino. Noi non vogliamo violare la legge, noi vogliamo fare la legge."

In Italia le donne, durante la dittatura fascista, capirono che Mussolini aveva tolto a loro tutti i diritti e le aveva relegate a casa a sfornare figli per la Patria.

Dio, Patria e Famiglia era il motto fascista, oggi è ritornato di moda nell'estrema destra di tutto il mondo, negli USA congreghe religiose hanno relegato la donna a casa a sfornare figli.

Si ritorna al passato, con idee naziste, con la razza pura, con la donna sottomessa all'uomo.

In Italia per la prima volta abbiamo una donna Presidente del Condiglio, quanti anni e anni abbiamo lottato affinché anche noi donne fossimo al potere.

Negli primi anni settanta quante manifestazioni in piazza per il diritto al divorzio ottenuto nel 1974 con il referendum abrogativo Il 12 e 13 maggio 1974, 59,3% degli italiani votò per il "NO", mantenendo in vigore la legge Fortuna-Baslini n. 898 del 1970 che aveva introdotto per la prima volta nel Paese lo scioglimento del matrimonio.

Quante manifestazioni in piazza per il diritto all'aborto, il corpo è mio e lo gestisco io, gridavamo, Legge n. 194 del 22 maggio 1978.

E dopo tutte quelle lotte, dopo tutte quelle manifestazioni, oggi abbiamo al governo una Presidente donna.

Una Presidente donna nostalgica del fascismo, una presidente donna neofascista, un governo di estrema destra che sta distruggendo la Repubblica democratica costruita dalla Resistenza e dalla liberazione del fascismo.

Nell'assemblea costituente 21 furono le donne elette "madri costituenti", con 535 uomini.

Le voglio ricordare tutte.

Democrazia Cristiana: Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio.

Partito Comunista Italiano: Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi.

Partito Socialista Italiano: Bianca Bianchi, Angelina Merlin.

Fronte dell'Uomo Qualunque: Ottavia Penna Buscalmi.

Erano solo 21 ma riuscirono ad imporre ai maschi idee di uguaglianza, di pace che forse se fossero stati soli uomini, non avrebbero approvato.

Teresa Mattei, la più giovane deputata all'Assemblea Costituente, è la "madre" del secondo comma dell'Articolo 3 della Costituzione.

A lei si deve, infatti, l'aggiunta dell'espressione fondamentale "di fatto", un'intuizione che ha cambiato per sempre l'impostazione della legge italiana.

L'articolo nella sua interezza recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Nel celebre intervento del 18 marzo 1947, Teresa Mattei sottolineò che l'uguaglianza non doveva essere solo scritta sulla carta (come già avveniva in altri Paesi), ma doveva essere resa reale e concreta.

Insistette sul fatto che lo Stato avesse il dovere attivo di eliminare gli impedimenti economici e sociali che opprimevano le persone—e in particolare le donne—negando loro la possibilità di realizzare appieno la propria vita e partecipare alla società.

Il suo obiettivo era garantire non solo l'uguaglianza di fronte alla legge, ma la pari opportunità effettiva per tutti i cittadini, un'impronta che ancora oggi è considerata uno dei pilastri più moderni e progressisti dell'intera Carta costituzionale.

Oggi un governo guidato da una donna vuole sopprimere l'uguaglianza, vuole sopprimere l'articolo 10, il diritto all'asilo ai migranti, e l'articolo 11, il ripudio alla guerra, della costituzione.

Più che festa della Repubblica, domani dovrebbe essere un giorno di lotta, per mandare via questo governo che vuol fare una legge elettorale antidemocratica.

Abbiamo lottato per ottenere il voto, abbiamo lottato per aver i diritti e oggi una donna indegna di rappresentare noi donne e la Repubblica democratica con il 28% dei voti ci sta portando all'oligarchia.

* Già presidente provinciale ANPI Catania


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