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02 giugno 2026
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Svastiche in Ucraina?
di Paolo Mossetti

La «svastica» nella scuola ucraina è un simbolo solare tradizionale, presente anche nella cultura russa - di David Puente

Vorrei parlare di questo articolo abbastanza incredibile non per attaccare l'autore (che mi sembra un buon diavolo e credo abbia anche ragioni personali per sentirsi vicino alla causa ucraina) quando per tornare sui limiti del fact-checking per come viene inteso oggi. E in particolare quando non riesce a nascondere un'agenda politica che lo porta a una comicità involontaria, rafforzando i pregiudizi degli avversari.

Ora, sarà anche vero che i filorussi hanno preso quella foto virale l'hanno girata, in modo che quella svastica sembrasse uguale a quella nazista. Ma sempre di una svastica si tratta. E se si tratta di una citazione della fantomatica "svarga" ottocentesca (che non conosce nessuno) è venuta piuttosto male (vedi l'immagine postata da Puente) e forse bisognava stare attenti.

Il problema è che esiste una parte dell'Ucraina che non ritiene affatto necessario stare attenti. E questo per la piega che ha preso un certo nazionalismo nel mainstream. È vero che il simbolo della svastica ha tante variazioni ed è molto antico. Ma nel 2026 bisogna vivere su Marte per pensare che l'utilizzo del simbolo possa essere non fraintendibile, senza impatto sugli osservatori stranieri, o che dopo il nazismo si possa fare finta di nulla.

Peraltro, non sono neppure sicuro che la "svarga" sia particolarmente diffusa in tutta l'Ucraina. Lo è certo presso alcuni segmenti ultranazionalisti e "puristi" dell'Ovest ucraino, dove per l'appunto si trova quella scuola di Vinnytsia.

Ed esiste un marchio d'abbigliamento chiamato Svarga che usa molto questo simbolo, in chiave "revival pagano" e patriottica, e che ha venduto migliaia di camicioni ricamati con esso. Ma basta farsi un giro nel Paese per vedere che l'uso delle vyshyvanka, molto presente nell'attivismo anglofono qui su X, cala drasticamente a Kyiv e scompare quasi a Odessa o a Kharkiv.

Il dibattito, lo sappiamo, è polarizzato. I filorussi e parte della sinistra pacifista o radicale usano episodi del genere per teorizzare un'Ucraina tutta "nera" e magari meritevole di "denazificazione".

Ma non si può nemmeno mettere la testa sotto la sabbia, e negare che la guerra e l'élite politica stiano portando una parte non indifferente dell'Ucraina un guerra ad accettare o promuovere iconografie estreme, che soltanto 15 anni fa avrebbero scandalizzato il resto d'Europa. Con un effetto sconcertante su chi guarda.

Più che altro, ci vuole anche un po' di empatia col lettore sfiduciato e di intelligenza politica quando si fa debunking: trattare da babbione chi legge, sottoponendogli presunti dati "neutrali" perdendo di vista il contesto, può funzionare forse su segmenti già radicalizzati in un senso (e non molto disponibili al dialogo, e non molto profondi) ma non aiuta il giornalismo, e ancora meno la comunicazione dell'Ucraina.


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