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Armenia al bivio
di Daniele Furlan
Non ci vuole tanto a capire che l'obiettivo dei corteggiamenti UE all'Armenia sia destabilizzare il Caucaso e trovare un'altra pedina da usare contro la Russia, dopo i vari tentativi miseramente falliti con la Georgia.
E probabilmente per il governo di Yerevan il gioco deve valere molto di più della candela perché ha già preso la decisione di aderire all'UE pur essendo membro EAEU.
E questo è un bel problema.
Da una parte le promesse UE sono molto allettanti, dall'altra è sconveniente inimicarsi la Russia visto che l'86 % degli investimenti stranieri in Armenia sono russi, grazie all'adesione alla EAEU poi ha anche altri sostanziosi introiti...
Meglio quindi tentare, furbamente, di tenere il piede in due staffe: continuare a trarre vantaggio finanziario dal mercato comune per sostenere la propria economia e allo stesso tempo lavorare per passare all'altra sponda fingendo di non essere ancora stato invitato a farlo.
Ed è bene anche respingere la proposta del referendum popolare inoltrata dagli altri membri al vertice dell'Unione Euro Asiatica, visto che il risultato potrebbe sfasciare i piani ribaltando la decisione presa.
Il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha quindi così risposto:
"non è molto sensato, anzi è sbagliato sottoporre tale scelta ad un referendum.
Continueremo a stare nell'UEE fino a quando la scelta tra UEE e UE non sarà inevitabile".
Ma la Russia e i partner UEE hanno chiarito che ciò non sarà possibile specificando:
"Continuare ad avere agevolazioni importanti è incompatibile con un posizionamento politico anti-russo."
L'imperativo quindi è "o rinuncia all'UE o fuori", con o senza referendum, basta tergiversare.
E la cosa si fa molto interessante...
 
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