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Panino alla porchetta
di Rossella Ahmad
Turbata dall'esibizione spavalda di tutto ciò che nella vita io aborro - la sopraffazione psicologica verso i deboli (coniugata quasi sempre alla debolezza pavida e ruffiana riservata ai potenti); la somma cafoneria nel sentirsi "padrone di casa" e nel farlo pesare (questo luogo è mio, tu sei un ospite senza diritti e mal tollerato, sappilo); la cattiveria insita nel tentare di rendere più difficili e dolorose vite spesso già segnate dalla difficoltà e dal dolore; la maleducazione connessa al rispondere ad un invito di apertura e civiltà esibendo con sfregio un malinteso elemento di "oltraggio" che oltraggio non è (per i musulmani è vietato MANGIARE il maiale, non VEDERLO MANGIARE); la miseria morale di una macchietta che non ha altri modi di rivendicare la propria identità se non azzannando un panino ala porchetta durante una celebrazione islamica; la provocazione senza contenuto, giustamente fallita di fronte ai sorrisi ed agli inviti della comunità festante (scornato due volte, in senso relativo ed assoluto) - avrei voluto fare ciò che mi riesce meglio di fronte alla pochezza umana: ignorarla, soprassedere ai suoi miasmi dopo essermi turata il naso. Non concederle neanche l'onore di un'emozione qualsivoglia.
E poi mi sono imbattuta in un video, che ha rimesso il senso delle cose nella giusta direzione, ha ridato proporzioni ad eventi e personaggi, ha placato il mio animo, rinfocolando i ricordi di ciò che per me è il bello assoluto. Il bello che è anche buono, secondo il Kalos kai agathos caro ai filosofi greci.
Il respiro antico dell'umanità, di cui il Medioriente - la Giordania, in questo caso - è custode e vestale. Il dovere categorico dell'ospitalità, della condivisione, del pane spezzato con le mani e con le mani intinto nei frutti sacri della terra, l'olio e il timo. La leggerezza di volti aperti e sorridenti, che non vogliono dire al forestiero null'altro che ahlan wa sahlan, che tu sia il benvenuto e condividiamo in pace questo sprazzo di vita mortale.
Tanto di ciò che di bello ho visto nella vita, l'ho visto in quella terra santa che si estende al di là del fiume Giordano, propaggine orientale della Palestina storica. I ricordi sono come perle preziose che mi riconciliano con il resto dell'umanità e danno un senso al nostro fugace passaggio su questa terra, prezioso - quando è prezioso - perché limitato, temporaneo, breve.
E dunque ho guardato il video - non i personaggi ma anche i personaggi - ed un'intensa nostalgia di cose buone mi ha pervasa, ed ho pensato che vorrei essere proprio lì ed ascoltare il richiamo del muezzin alle prime luci dell'alba mentre un leggero chiarore, ancora incerto, trova la sua strada tra un drappo punteggiato di stelle, e subito dopo udire il rintocco delle campane e tutti i suoni, e le voci, ed i colori, dello spirito.
Lo hanno confuso con un panino alla porchetta, lo spirito, e ne hanno difeso le risibili istanze con la voce più gracchia e sguaiata si possa immaginare.
Non perdonarli, perché sanno quello che fanno.
Ya rabb.
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