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01 giugno 2026
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Il sogno USA: Cuba come Haiti
di Domenico Cortese

Cosa accadrebbe se Cuba finisse nelle mani dell’imperialismo statunitense? Per capirlo basta osservare il corrispettivo capitalista di Cuba: Haiti.

Lo stato di Haiti si trova a pochi chilometri in linea d’aria da Cuba, su un’isola anch’esso. Ha circa lo stesso numero di abitanti (11 milioni), una storia e una cultura simili, analoghe risorse materiali di partenza. Diciamo che i due Paesi hanno le stesse “potenzialità”.

Paragonare Cuba a Italia, Francia o Germania non è solo stupido, è completamente in malafede. C’è una differenza però: Cuba da 65 anni è sotto un blocco criminale che la rende quasi isolata dal mondo, mentre Haiti è “libera”, con la sua economia capitalista.

Haiti è l’INFERNO IN TERRA.

Negli anni '70 e '80, le politiche di Washington e della Banca Mondiale hanno impattato sull'economia haitiana, costringendola ad abbassare le barriere doganali e promuovendo la produzione di manodopera a bassissimo costo per le multinazionali tessili. L'importazione forzata di riso e altri prodotti agricoli sovvenzionati dagli Stati Uniti ha distrutto l'agricoltura di sussistenza locale, rendendo Haiti dipendente dagli aiuti alimentari e affamando la popolazione rurale.

Oggi, a causa di questo storico assoggettamento economico e delle ingerenze, Haiti è considerato il paese più povero dell'emisfero occidentale, attualmente stretto in una gravissima crisi umanitaria ed egemonizzato dal violento controllo delle gang. Questo non è molto differente da com’era Cuba prima della Rivoluzione di Fidel Castro.

Questo è il risultato del “libero mercato” in Haiti. Circa il 60% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Gravissima crisi economica ed umanitaria aggravata da un'inflazione galoppante, dalla totale assenza di sicurezza, dalla diffusa disoccupazione e dal controllo di gran parte della capitale da parte di bande armate. Il 47% della popolazione di Haiti con più di 15 anni è analfabeta e quasi il 75% delle case è di latta, legno e cartone, e non ha impianti igienici.

Ad aggravare tale situazione, sistematicamente il Paese viene colpito da calamità naturali di proporzioni enormi alle quali il governo non ha idea di come rispondere. Il terremoto del 2010, di magnitudo 7, fu uno dei più potenti mai registrati. In un solo minuto la scossa distrusse case, scuole, strade e lasciò dietro di sé una scia di devastazione e miseria. Il bilancio fu di oltre 250.000 morti e più di un milione di sfollati.

Nel marzo 2024, a seguito di un'evasione di massa, la capitale Port-au-Prince cadde sotto il controllo di bande criminali. In pochi giorni, il livello di violenza raggiunse un livello tale da giustificare l'evacuazione dell'ambasciata statunitense e del personale diplomatico europeo, oltre alla chiusura del confine terrestre da parte della Repubblica Dominicana. Haiti occupa la 153ª posizione su 177 paesi classificati in base all'Indice di sviluppo umano.

L'economia di Haiti dipende fortemente dal supporto esterno: le rimesse inviate dai lavoratori haitiani residenti negli Stati Uniti rappresentano una componente vitale del PIL haitiano e il sostentamento per oltre il 30% delle famiglie del Paese.

Il paragone con Cuba è impietoso.

Cuba socialista era, a cavallo tra i due secoli, il solo paese ad avere un elevato Indice di Sviluppo Umano (il suo HDI era di poco superiore a 0.8) e un’impronta ecologica sostenibile (EFP). In altre parole, Cuba aveva raggiunto un elevato HDI ed aveva un modello di sviluppo che, se esteso all’intera popolazione mondiale, avrebbe consumato non più risorse di quelle presenti in un solo pianeta terra.

Sotto la guida del Partito Comunista, il modello socialista cubano garantisce istruzione gratuita, sanità gratuita, lavoro e alloggi per tutta la popolazione e la media di crescita del Pil cubano è stata dell’1,5% – 2% negli anni recenti, sempre maggiore di quella di diversi Paesi europei.

La ricchezza a Cuba è distribuita a seconda dei bisogni e delle priorità della popolazione, il crimine è marginale, esiste una stabile democrazia popolare basata sulle assemblee di quartiere e sulla partecipazione. La Costituzione cubana, qualche anno fa, è stata emendata con il contributo di tutti i consessi locali.

La medicina cubana è rinomata a livello globale per l'eccellenza nella ricerca biotecnologica e nell'immunologia, sviluppando trattamenti all'avanguardia a costi accessibili. Nonostante le limitate risorse economiche, l'isola vanta brevetti unici nel loro genere, che hanno rivoluzionato gli approcci terapeutici in oncologia, ematologia e malattie infettive.

Cuba è pioniera nello sviluppo di vaccini terapeutici per il cancro ai polmoni, come il CIMAVAX-EGF. Questo non cura il cancro direttamente, ma stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali, trasformando il cancro polmonare avanzato in una malattia gestibile e cronicizzabile.

Il farmaco Heberprot-P è una delle scoperte più celebri. È un fattore di crescita iniettabile direttamente nelle ulcere del piede diabetico, che stimola la rapida cicatrizzazione dei tessuti. Questa terapia ha ridotto drasticamente il tasso di amputazione in tutto il mondo. Durante la pandemia, Cuba ha sviluppato in autonomia vaccini a subunità proteica molto efficaci (come Soberana 02, Soberana Plus e Abdala).

Attraverso la holding statale BioCubaFarma, Cuba persegue una forte sovranità medica. Questo si riflette anche nella produzione locale di farmaci salvavita e nella ricerca continua di molecole e principi attivi derivati sia dall'ingegneria genetica che dalla medicina naturale.

Cuba non esporta bombe, criminali o inquinamento. Esporta scienza, conoscenza e medici.

Pensate cosa potrebbe fare Cuba senza il blocco illegittimo degli Stati Uniti, se potesse scambiare le sue competenze e i suoi prodotti scientifici e materiali con chi ritiene, se avesse tutto il carburante di cui necessita. Sta di fatto che, dopo 65 anni di blocco commerciale, a Cuba si vive meglio della Haiti capitalista che non ha mai subito un attacco del genere.

Cuba che diventa come Haiti? Piuttosto i cubani preferiscono morire.

Ecco perché gli Stati Uniti non l’avranno mai vinta contro questo popolo, la cui cultura è sempre, ancora e nonostante tutto figlia dell’eroismo di Che Guevara e Fidel Castro, e del marxismo-leninismo del XX secolo.


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