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31 maggio 2026
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Scolasticidio a Gaza
di Emma Buonvino

Il tema è complesso e spesso oggetto di forti controversie politiche, ma dal punto di vista del diritto internazionale umanitario esistono alcuni principi abbastanza chiari.

L'istruzione è protetta anche in guerra Le scuole e le università sono considerate beni civili. Questo significa che, in linea di principio, non possono essere attaccate.

Le fonti principali sono le Convenzioni di Ginevra e i relativi Protocolli aggiuntivi, oltre a numerose convenzioni sui diritti dell'infanzia e sul patrimonio culturale.

Il principio fondamentale è quello della distinzione: i civili non possono essere attaccati; gli obiettivi civili non possono essere attaccati; le parti in conflitto devono distinguere costantemente tra obiettivi militari e civili.

Una scuola rimane protetta finché non viene utilizzata per scopi militari.

Quando un attacco può diventare un crimine di guerra?

Secondo la Corte Penale Internazionale Statuto di Roma, possono costituire crimini di guerra: attacchi intenzionali contro edifici dedicati all'istruzione; attacchi indiscriminati che non distinguono tra civili e combattenti; attacchi sproporzionati che causano danni civili eccessivi rispetto al vantaggio militare previsto.

La valutazione concreta richiede sempre indagini specifiche e prove fattuali. Non basta che una scuola sia stata colpita per concludere automaticamente che sia stato commesso un crimine di guerra; occorre accertare le circostanze, gli obiettivi e la proporzionalità dell'azione.

Perché molti giuristi parlano di scolasticidio?

Perché osservano non un singolo episodio, ma l'effetto cumulativo.

La questione non è soltanto: "Questa scuola è stata colpita?" ma: "Che cosa accade quando un intero sistema educativo smette di funzionare?".

Quando vengono distrutti edifici scolastici, uccisi insegnanti, interrotti gli studi universitari e sfollati gli studenti, il danno non riguarda solo il presente.

Riguarda la trasmissione del sapere. Alcuni studiosi descrivono l'istruzione come una forma di infrastruttura sociale: una rete invisibile che permette a una comunità di riprodurre se stessa nel tempo.

Il danno culturale

Un aspetto spesso trascurato riguarda la perdita degli intellettuali.

Un professore universitario non è soltanto una persona che insegna.

È anche: un archivio vivente di conoscenze; un mentore; un ricercatore; un custode della memoria collettiva.

Quando numerosi accademici muoiono o sono costretti all'esilio, può verificarsi ciò che gli studiosi chiamano brain drain, fuga dei cervelli.

Per una società piccola e sottoposta a forti restrizioni come Gaza, la perdita di una parte significativa della comunità accademica può avere effetti che durano decenni.

Il diritto dei bambini

La UNICEF e la Nazioni Unite ricordano che l'istruzione non è soltanto un servizio pubblico.

È un diritto umano fondamentale.

Per un bambino, perdere anni di scuola significa spesso: ridurre le opportunità economiche future; aumentare il rischio di povertà; compromettere lo sviluppo cognitivo; limitare la partecipazione alla vita civile e politica.

Per questo molti esperti considerano la protezione dell'istruzione una priorità umanitaria, non un tema secondario rispetto a cibo, acqua o cure mediche.

Una riflessione storica

La storia mostra che le società possono ricostruire città distrutte relativamente in fretta.

Molto più difficile è ricostruire una generazione.

Dopo la Seconda guerra mondiale, molti Paesi europei riuscirono a ricostruire edifici e infrastrutture in pochi anni, ma le ferite educative, psicologiche e culturali lasciate sui bambini durarono decenni.

Per questo alcuni pedagogisti affermano che l'effetto più profondo della guerra non è ciò che distrugge oggi, ma ciò che impedisce di diventare domani.

Nel caso di Gaza, la domanda cruciale non è soltanto come ricostruire scuole e università, ma come permettere a centinaia di migliaia di bambini e giovani di recuperare anni di apprendimento, relazioni sociali e fiducia nel futuro. È una sfida educativa, psicologica, economica e culturale che probabilmente accompagnerà la società gazawi per una generazione o più.

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