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Sopravvivere su una montagna di rifiuti
di
Emma Buonvino
A Gaza migliaia di esseri umani sopravvivono sopra montagne di rifiuti. Non è una metafora. È la realtà.
Nel campo di al-Taawun, nel centro di Gaza City, oltre 4.000 palestinesi sfollati vivono tra immondizia in decomposizione, topi, insetti, cani randagi, malattie della pelle e ordigni inesplosi. Intere famiglie, costrette a fuggire più volte sotto i bombardamenti, hanno piantato tende direttamente sulle discariche perché non esiste più alcun luogo sicuro dove andare.
Le testimonianze raccolte sono devastanti.
“I topi ci camminano sul volto mentre dormiamo”, racconta un padre sfollato.
“Lo giuro su Dio: mangiamo il pane dopo che i topi l’hanno mangiato”.
Bambini di pochi mesi coperti di eruzioni cutanee. Neonati tormentati da pruriti incessanti,
devastati da una massiccia invasione di scabbia. Madri che assistono impotenti alla diffusione di acne severa gastroenteriti e malnutrizione.
Famiglie senza acqua pulita, senza fognature, senza cure mediche adeguate.
Questa non è una crisi naturale.
È il risultato diretto della distruzione sistematica di infrastrutture civili: ospedali, reti idriche, sistemi fognari, strade, scuole e quartieri interi ridotti in macerie.
La popolazione palestinese viene spinta in condizioni sempre più disumane, mentre il mondo osserva e si abitua all’orrore.
Ogni bambino costretto a dormire accanto ai rifiuti tossici, ogni madre che teme che un ordigno inesploso surriscaldato dal calore solare possa detonare vicino alla propria tenda, ogni anziano abbandonato senza medicine o acqua potabile rappresenta una ferita aperta nella coscienza collettiva internazionale.
Non si può parlare di “sicurezza” mentre migliaia di civili vengono ridotti a vivere tra topi e spazzatura.
Non si può invocare il diritto internazionale ignorando la devastazione umanitaria inflitta a un’intera popolazione.
Gaza oggi è il volto più estremo della disumanizzazione contemporanea.
E il silenzio di gran parte della comunità internazionale rischia di trasformarsi in complicità morale.
Nessun popolo dovrebbe essere costretto a vivere così. Nessun bambino dovrebbe crescere sopra una discarica nel mezzo della guerra.
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