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Bimbi palestinesi scomparsi: un crimine che non si prescrive
di
Antonella Salamone
In occasione della Giornata internazionale dei bambini scomparsi, che ricorre il 25 maggio di ogni anno, il Centro palestinese per i bambini scomparsi e quelli fatti sparire con la forza ha condotto un'ampia campagna epistolare rivolta ai membri del Parlamento europeo e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, al fine di informarli sulla questione dei bambini scomparsi nella Striscia di Gaza e di allegare documenti dettagliati che ne illustrano il numero e le circostanze della loro scomparsa.
Il Centro ha spiegato in una dichiarazione odierna che questa campagna mira a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema, chiaramente presente sul territorio ma assente dalle piattaforme internazionali, e a chiedere che le parti internazionali e i parlamentari sollevino la questione nelle sessioni del Parlamento europeo e esercitino pressioni sulle autorità israeliane affinché rivelino la sorte dei bambini nascosti nelle loro carceri e centri di detenzione.
Il Centro ha sottolineato la tragedia in corso di circa 2.900 bambini nella Striscia di Gaza, attualmente scomparsi o fatti sparire con la forza. Il Centro per i diritti umani ha lanciato l'allarme, affermando che, secondo le stime, circa 2.700 bambini si trovano sotto le macerie degli edifici distrutti, irrecuperabili a causa della grave carenza di attrezzature, del divieto di rifornimento di carburante, degli attacchi mirati contro le squadre di soccorso e della loro presenza nelle zone presidiate dalle forze israeliane. Si tratta di circa ottomila persone completamente scomparse nella Striscia, in un periodo in cui le statistiche registrano l'uccisione di 21.510 bambini durante i mesi di aggressione in corso.
Il Centro per i diritti umani ha indicato che, del totale, si sono persi i contatti con circa 200 bambini in diverse aree della Striscia, tra timori e indizi di sparizione forzata da parte dell'esercito israeliano o di attacchi mirati che hanno portato alla perdita dei loro corpi lungo le strade.
I ricercatori del Centro hanno spiegato che la documentazione dei casi mostra bambini prelevati dalle forze armate israeliane e successivamente sottoposti a operazioni di sparizione forzata, senza rivelarne la sorte o i luoghi di detenzione, soprattutto nelle vicinanze dei centri di distribuzione degli aiuti e delle aree sotto controllo militare israeliano. Secondo la dichiarazione, la documentazione indica che un'ampia percentuale dei bambini scomparsi si era diretta verso i punti di distribuzione degli aiuti umanitari o aveva tentato di procurarsi farina in aree classificate ad alto rischio durante l'intensificarsi della fame, mentre altri si sono persi mentre raccoglievano legna da ardere o mentre tornavano alle loro case distrutte per ispezionarle e recuperare i propri effetti personali, il che riflette l'entità dei rischi quotidiani che affrontano in un ambiente privo dei minimi elementi di sicurezza.
Il Centro ha sottolineato che la presenza dei corpi di migliaia di bambini sotto le macerie costituisce una grave violazione della dignità umana e raddoppia la sofferenza psicologica delle loro famiglie, che vivono in un perenne stato di ansia e incertezza, tra disperazione e speranza. Ha inoltre evidenziato che la mancata adozione di misure internazionali serie per il recupero dei corpi e per accertare il destino dei dispersi perpetua la politica dell'impunità e aggrava la ferita umanitaria.
Il Centro palestinese per i dispersi e gli scomparsi forzati ha chiesto, attraverso una campagna di corrispondenza, azioni internazionali urgenti ed efficaci per fermare questa tragedia, tra cui l'attivazione da parte dei membri del Parlamento europeo degli strumenti a loro disposizione per sollevare la questione dei bambini scomparsi a Gaza durante le sessioni plenarie, nonché l'invio di interrogazioni parlamentari scritte e orali alla Commissione europea affinché l'Unione agisca come forza di pressione e di responsabilizzazione.
Il Centro ha inoltre richiesto che vengano esercitate pressioni, attraverso meccanismi giuridici vincolanti, affinché le autorità israeliane siano obbligate a rivelare immediatamente i nomi e la sorte dei bambini detenuti, le loro condizioni di salute e a consentire al Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitarli immediatamente, parallelamente a un immediato intervento internazionale per garantire l'ingresso di mezzi pesanti e carburante necessari a permettere alle squadre di protezione civile di recuperare i bambini intrappolati sotto le macerie, in quanto diritto umano fondamentale che garantisce la dignità delle vittime e il diritto delle loro famiglie a conoscerne la sorte.
Il Centro ha concluso la sua dichiarazione sottolineando che la protezione dei bambini in tempo di conflitto armato è un obbligo legale e morale imposto dalle norme del diritto internazionale umanitario e dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia, e che il continuo prenderli di mira o esporli al rischio di morte, perdita e sparizione forzata rappresenta un crimine che non si prescrive.
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