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21 maggio 2026
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Non solo silenzi ma complicità
di Elisa Fontana

L’ignominiosa sarabanda israeliana sulla Flotilla e le reazioni del nostro governo meritano una qualche riflessione più approfondita, rispetto al legittimo sdegno che ciascuno di noi ha provato di fronte a quelle immagini e a quegli indecenti maramaldi in azione.

Non è certo da stamani che assistiamo a quella che gli osservatori chiamano la bancarotta morale di Israele, stretta sempre più in un razzismo e un estremismo che sono esplosi senza freni dopo il 7 ottobre 2023.

Bene, sono trascorsi tre anni durante i quali né il nostro governo, né la silente Europa hanno fatto un plissé davanti ad un genocidio lucidamente e strategicamente portato avanti con furiosa determinazione.

Nessuno ha detto una parola, nessuno ha fatto un intervento, nessuno ha chiesto quelle sanzioni in cui, pure, l’Europa si è dimostrata maestra, varandone 19 pacchetti in 4 anni contro la Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina. Anzi, il nostro governo ha fatto di più, insieme alla Germania di Merz si è sempre fermamente opposto a chi timidamente davanti all’obbrobrio chiedeva una qualche sanzione contro Israele.

Si sono sempre pervicacemente opposti e questa è storia. Ma non è bastato, tanto è vero che abbiamo pure sgomitato per presenziare a quell’oscena pagliacciata del Board of peace messa su da Trump.

Certo, quel che ha fatto Ben Gvir è stato eclatante e fuori da ogni misura, ma non possiamo dimenticare le parole di irrisione nei confronti della Flotilla di un La Russa (“Se poi hai la fortuna che ti fermano per tre o quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato… è il massimo che puoi aspettarti e a cui aspirare”) o della nostra presidenterrima che con sommo fastidio li bollava solo come un problema in più per questo alacre governo che tanto sta lavorando per il bene dell’Italia.

Dimenticandosi che stavamo parlando di italiani, illegalmente sequestrati in acque internazionali, sempre a proposito della difesa della nazione e dei suoi valori che ci propinano ad ogni piè sospinto. Ma per questa gente non erano italiani in difficoltà da aiutare doverosamente, ma nemici ideologici da bullizzare.

Non una parola, né un atto contro Israele, le uniche parole spese sono state di irrisione e di ferma critica per gli attivisti della Flotilla. E di fragoroso silenzio davanti allo strame del diritto internazionale fatto da Israele con il primo abbordaggio davanti alle coste greche.

Era tutto normale, non degno di una sillaba e d’altronde, si sa il diritto internazionale vale solo fino ad un certo punto. L’abbiamo presa come un’uscita infelice di Tajani, ma i fatti ci hanno dimostrato che è esattamente quel che pensa questo governo.

E, dunque, le parole e gli atti che abbiamo ascoltato dopo la ributtante esibizione di Ben Gvir sono arrivate con un ritardo inescusabile e davanti ad un qualcosa su cui nessuno ha più potuto tacere, ma altrimenti se non ci fosse stata la bestiale esibizione di Ben Gvir, tutto si sarebbe svolto come al solito, fra un Tajani moderatamente arrabbiato e una presidenterrima poco moderatamente silenziosa.

E ciononostante abbiamo dovuto aspettare l’intervento di Mattarella per sentire una parola anche sulla violazione del diritto internazionale, altrimenti non pervenuto.

Ecco, non facciamoci ingannare dalle parole di circostanza di Meloni, perché di quello si tratta di parole dettate dalle dure circostanze, perché fino ad ora ha dimostrato con i fatti e soprattutto con i loquacissimi silenzi da che parte sta.

Adesso vedremo, se Trump invaderà Cuba, cosa dirà, tentando di far dimenticare che anche su Cuba e il suo affamatore è stata silente e inerte fino ad oggi, cioè politicamente complice.

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