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Gaza: un disastro anche ambientale
di
Emma Buonvino
Gaza: polveri tossiche, contaminazione chimica e conseguenze sanitarie di lungo periodo.
La guerra nella Striscia di Gaza non sta producendo soltanto distruzione immediata e vittime civili. Secondo valutazioni delle Nazioni Unite, dell’OMS e di ricercatori indipendenti, il conflitto sta generando anche una grave crisi ambientale: enormi quantità di macerie, polveri sottili, metalli pesanti, residui esplosivi, acque contaminate e combustioni tossiche stanno esponendo la popolazione a rischi sanitari che potrebbero durare decenni.
Quali sostanze stanno contaminando Gaza
I bombardamenti e il crollo di edifici producono grandi quantità di polveri contenenti:
cemento micronizzato;
silice;
amianto;
piombo;
mercurio;
cadmio;
uranio impoverito e altri metalli derivanti dalle munizioni;
idrocarburi e residui di combustione.
Secondo il rapporto preliminare del Programma ONU per l’Ambiente (UNEP), nella Striscia si sarebbero accumulate circa 39 milioni di tonnellate di macerie contaminate.
La distruzione di reti fognarie, impianti idrici e sistemi di smaltimento rifiuti ha inoltre favorito:
contaminazione delle falde;
diffusione di liquami;
incendi di rifiuti e plastica;
aumento delle malattie infettive;
peggioramento della qualità dell’aria.
L’OMS segnala che l’aria di Gaza è probabilmente satura di polveri da demolizione e fumi tossici derivanti dalla combustione di materiali plastici e carburanti, anche se l’assenza di infrastrutture impedisce un monitoraggio sistematico.
Gli effetti sulla popolazione
Gli effetti sanitari possono essere distinti in:
1. Effetti immediati:
irritazioni respiratorie acute;
asma;
bronchiti;
infezioni polmonari;
diarree e malattie gastrointestinali;
epatite A;
infezioni cutanee.
L’OMS riferisce un aumento enorme delle malattie trasmesse dall’acqua e un collasso dei servizi sanitari.
2. Effetti cronici e a lungo termine
Le sostanze tossiche disperse nell’ambiente possono accumularsi nel corpo umano per anni.
I rischi includono:
tumori;
malattie neurologiche;
danni epatici e renali;
infertilità;
disturbi endocrini;
aumento di aborti spontanei;
malformazioni congenite;
ritardi cognitivi nei bambini.
Gli studi condotti dopo precedenti offensive militari a Gaza hanno già documentato concentrazioni anomale di metalli pesanti nei capelli delle donne incinte e nei tessuti neonatali.
Donne gravide: i rischi più gravi
Le donne incinte rappresentano una delle categorie più vulnerabili.
Molte sostanze tossiche presenti nelle polveri belliche attraversano la placenta. Ciò significa che il feto può essere esposto direttamente durante lo sviluppo embrionale.
Le possibili conseguenze comprendono:
parto prematuro;
basso peso alla nascita;
anomalie del sistema nervoso;
malformazioni cardiache;
problemi immunitari;
alterazioni dello sviluppo cerebrale.
L’effetto combinato di:
malnutrizione;
stress estremo;
assenza di cure prenatali;
esposizione tossica;
acqua contaminata
può amplificare enormemente il danno biologico.
Secondo UNICEF e OMS, la maggioranza delle donne in gravidanza a Gaza soffre oggi di grave insicurezza alimentare e di accesso limitato a cure ostetriche.
Organizzazione Mondiale della Sanità
I bambini: una generazione a rischio
I bambini sono più sensibili agli inquinanti perché:
respirano più rapidamente;
hanno un metabolismo più vulnerabile;
il cervello è ancora in sviluppo;
il sistema immunitario non è maturo.
Le esposizioni durante l’infanzia possono produrre:
deficit cognitivi;
problemi dell’apprendimento;
disturbi comportamentali
ridotta crescita fisica;
maggiore suscettibilità a tumori futuri.
L’OMS avverte inoltre che la malnutrizione infantile attuale potrebbe avere conseguenze “per il resto della vita” e perfino effetti intergenerazionali.
Organizzazione Mondiale della Sanità
Quanto dureranno gli effetti?
Secondo UNEP e ricercatori ambientali, la contaminazione potrebbe persistere per decenni.
I motivi principali sono:
accumulo di metalli pesanti nel suolo;
contaminazione della falda acquifera costiera;
presenza di amianto nelle macerie;
munizioni inesplose;
distruzione degli impianti di depurazione.
Alcuni esperti ritengono che vaste aree della Striscia potrebbero non tornare “sicure” per una generazione intera senza enormi investimenti internazionali.
La ripresa dipenderà da condizioni estremamente difficili che potrebbero
richiedere:
cessazione stabile del conflitto;
bonifica ambientale massiccia;
rimozione e trattamento sicuro delle macerie;
ricostruzione delle reti idriche e fognarie;
monitoraggio sanitario per anni;
programmi nutrizionali per donne e bambini;
supporto psicologico e sanitario permanente.
Esperienze storiche in:
Iraq,
Bosnia,
Vietnam,
Libano
mostrano che popolazioni colpite da contaminazione bellica possono recuperare parzialmente, ma spesso restano effetti sanitari e sociali transgenerazionali.
Nel caso di Gaza, la densità abitativa estrema e l’assedio prolungato rendono il recupero ancora più complesso.
Bibliografia essenziale
Rapporti ONU e OMS
unep.org
emro.who.int
Studi scientifici
mdpi.com
bmj.com
Approfondimenti giornalistici e ambientali
reuters.com
un.org
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