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Popoli resistenti mettono in crisi il Venezuela
di
Guglielmo Mengora
Palestina, Libano, Iran, Cuba e ora Bolivia: la risposta di queste popolazioni mette in crisi il governo in Venezuela.
Alle masse l'accordo è stato venduto come unica alternativa alla guerra contro armi fantascientifiche come il ridicolo "scombussolatore".
I venezuelani hanno sostenuto, anche con l'81% di consensi, la sceneggiata di Maduro & Co. ma le popolazioni hanno una dignità, specie quelle che hanno sofferto per decenni.
Saranno giorni difficili a Caracas. Il governo che non era riuscito nemmeno a pronunciare la parola Iran e aveva invocato genericamente la pace ha dovuto poi condannare l'aggressione israeliana facendo nomi e quasi tutti i cognomi.
Il governo che aveva sospeso - e non era obbligato - le consegne di petrolio a Cuba ha poi dovuto inviare tonnellate di aiuti, anche se non petrolio.
Il Venezuela è in buona compagnia: Messico, Colombia e Brasile non sono assolutamente obbligati a non consegnare petrolio a Cuba. Il blocco non è militare ma economico.
La Corte Suprema ha dichiarato illegali le sanzioni di Trump buttate così come capita. Eppure dalle capitali del Sud America non si muove niente.
I successi economici dell'accordo sono evidenti ma alla prima prova il governo ha alzato il salario accessorio e non quello di base e non è la stessa cosa.
E poi queste mirabolanti armi USA alla prova dei fatti non sembrano così terribili...
Questa storia degli indios boliviani che si riprendono il paese e le accuse di accordi nell'affaire Maduro che arrivano anche dall'ONU non sono tranquillizzanti.
Qualcuno pensa che la pace e la prosperità senza la possibilità di mandare al diavolo gli aggressori non sia una cosa che valga la pena avere.
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