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Un sistema malato
di
Gabriele Germani
È possibile essere sereni nelle epoche di cambiamento?
Risposta breve: no.
Nei giorni passati sono stato esposto al Tg1: incidente mortale in paese tropicale, cronaca nera, lo sport, il meteo, la ricetta del giorno, vita di San Francesco, musica e cosce.
Sta letteralmente scoppiando la Terza Guerra Mondiale, questa estate al mare state attenti perché potreste vedere il fumo di Auschwitz alzarsi da Gaza, e noi siam qui a parlare di sciocchezze.
Un generale impazzimento.
Non lo vedete?
Sotto la tranquillità è la tempesta.
La civiltà capitalista è fondata sulla penetrazione in ogni anfratto psicologico e antropologico.
Non c'è un solo aspetto che non sia oggetto di conquista.
Il nostro inconscio è un gigantesco territorio inesplorato dove i marchi di internet spopolano come i conquistadores nel continente americano nel Seicento.
Il dissenso è tollerato come riserva indiana, folklore artistico, come tale non politico.
Le emozioni sono addomesticate dai social, per ogni momento della giornata esiste il contenuto giusto.
Assistiamo pacifici a un genocidio in cui i bambini in fila per il cibo vengono trucidati da mostruosi ragazzotti normalissimi che poi vengono a fare le vacanze in Italia; a un ecocidio generalizzato: interi habitat, foreste, specie vengono cancellati.
Interi popoli, storie, usanze e tradizioni spariscono, perché tutto è ridotto a merce prepotentemente.
Così accendi la TV: ti dicono che è notte, ma tu vedi che è giorno e non te ne capaciti e tutti stiamo impazzendo.
I comportamenti delle persone sono continuamente irragionevoli anche nel quotidiano, non esiste altro modo per sopravvivere al delirio di cui siamo ingranaggi.
Diventiamo schizofrenici per restare in sintonia con un sistema malato, il cui superamento sembra ben lontano.
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