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18 maggio 2026
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Figli degli stupri
di Emma Buonvino

“Cosa facciamo con una vita nata dalla violenza?”

Molte comunità preferiscono non rispondere. Preferiscono il silenzio.

Ed è qui che nasce la seconda violenza: l’invisibilità.

Molti figli degli stupri di guerra raccontano che la sofferenza peggiore non è stata solo conoscere la propria origine, ma sentirsi trattati come esseri umani “impuri”, come se la colpa dei padri scorresse nel loro sangue.

È una forma di disumanizzazione ereditaria.

Per questo gli studiosi e le organizzazioni umanitarie insistono sempre di più sul riconoscimento pubblico: riconoscimento giuridico, diritto all’identità, accesso alle cure, cittadinanza, istruzione, protezione sociale.

Perché senza riconoscimento, il trauma continua a trasmettersi di generazione in generazione.

E forse la cosa più importante da capire è questa: i figli degli stupri di guerra non sono la prosecuzione del crimine.

Sono esseri umani nati dentro una tragedia che non hanno scelto.

E il modo in cui il mondo li tratta dice moltissimo non solo sulla guerra, ma sull’idea stessa di umanità che una società decide di avere.

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