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Salvati dalla furia distruttrice di Israele i registri anagrafici di Gaza
di
Rossella Ahmad
All'inizio del genocidio a Gaza, mentre venivano dati alle fiamme archivi e registri anagrafici in ciò che si configurava come il più grave tentativo di etnicidio dell'epoca moderna, un'amica mi scrisse un messaggio accorato, dichiarandosi devastata dalla possibile scomparsa di ogni traccia autenticata della storia e dell'esistenza palestinese nella striscia.
Se i registri anagrafici servono a documentare e certificare la presenza storica di individui e famiglie in un dato territorio, distruggerli significa estirparne la memoria, cancellarne ogni testimonianza.
Tranquilla, risposi. I palestinesi non hanno lasciato nulla al caso. Sapendo con chi avevano a che fare, hanno minuziosamente e con zelo ricostruito, catalogato ed archiviato tutto ciò che fosse possibile.
Nei documenti dei movimenti di resistenza sono conservati i nomi di tutte le famiglie palestinesi presenti in Palestina prima del 1948, la loro ubicazione sul territorio, persino i nomi delle strade, la posizione delle case e delle proprietà palestinesi. Quando verrà l'ora della giustizia, sarà giustizia per tutti.
Questo le dissi, aggiungendo che fossi certa della messa in sicurezza preventiva di tutti i documenti utili alla conservazione della memoria storica palestinese.
Oggi ne giunge conferma. L'articolo è del Guardian e, nel leggerlo, ho tirato un respiro di sollievo. La memoria dei palestinesi è salva, spiega l'articolista, grazie ad un'operazione segreta dell'UNRWA, i cui funzionari hanno operato "in incognito e sfidando la repressione israeliana per raccogliere le schede originali dei rifugiati registrati dopo il 1948, certificati di nascita, di matrimonio e di morte, testimonianze personali della Nakba" ed un archivio fotografico di grande importanza storica, che rischiavano effettivamente di essere distrutti dalla furia iconoclasta dei colonizzatori.
Gran parte di quei documenti erano - e restano, nonostante gli sforzi informatici di digitalizzarne i contenuti - in forma cartacea, esposti dunque a qualsiasi tentativo di eliminazione.
Ricordiamo a questo punto l'epopea dei funzionari UNRWA a Gaza in quei terribili giorni di inizio 2024 e la demonizzazione operata da Israele per convincere il mondo della necessità di eradicare l'agenzia ONU per l'assistenza dei profughi palestinesi. Se voglio affamare una popolazione per favorirne l'esodo "volontario", debbo colpire le agenzie che la sostengono. Le accuse strumentali di "terrorismo", del tutto arbitrarie e non suffragate da alcuna prova seria e documentata a questo servivano.
Sì trattò del consueto "trust me Bro" di cui è piena la fedina penale dello stato genocida.
E, dal loro punto di vista, i colonizzatori avevano ragione. Se la presenza palestinese è una minaccia per la reiterata falsificazione della storia di cui sono responsabili, l'azione dell'UNRWA di sostegno e conservazione sabota il loro tentativo, mina gli sforzi di cancellazione etnica e deve essere repressa.
Nel gennaio 2024 Noga Arbell durante una seduta della Knesset diede voce a questa strategia, dichiarando che le condizioni dei palestinesi sarebbero state sufficientemente compromesse solo con la demolizione definitiva dell'istituto dell'UNRWA.
Dopo l'ordine di evacuazione degli uffici di Gaza City, i funzionari dell'UNRWA non riuscirono a portare via che pochi documenti. I database digitali ed il grosso dell'archivio restò nel compound fino ad aprile, quando fu recuperato e accuratamente nascosto tra effetti personali e buste anonime.
I funzionari riuscirono ad aggirare con uno stratagemma il veto dell'Egitto ed il possibile sequestro dei documenti prima che Rafah fosse rasa al suolo ed a caricare tutto il materiale su aerei militari giordani diretti ad Amman.
Nelle parole di Euripide, ciò che ci aspettavamo non si è compiuto e gli dei trovano una via per l'insperato.
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