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15 maggio 2026
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Avvocato ai coloni israeliani: esiste ancora un giusto qui?
di Rosa Rinaldi

Pubblico la lettera di Michael Sfard, avvocato israeliano per i diritti umani che difende i residenti del villaggio palestinese di Umm al-Khair, Hebron.

Si rivolge direttamente ai coloni. Ma il suo sembra solo un urlo nel deserto.

Si chiede: "C’è anche un solo giusto o una sola giusta nell’insediamento di Carmel, nel sud dei monti di Hebron?"

Questo è il testo tradotto:

" C’è anche un solo giusto nell’insediamento di Carmel?
Michael Sfard
(avvocato per i diritti umani, rappresenta gli abitanti di Umm al-Khair e il movimento “Peace Now” nei procedimenti menzionati nell’articolo)

Abitanti dell’insediamento di Carmel, non conosco nessuno di voi. Non so quali siano i vostri sogni, le vostre speranze, le vostre aspettative per il futuro, e soprattutto cosa desideriate per i vostri figli e cosa facciate per ottenerlo. Ma conosco alcuni dei vostri vicini nel sud dei monti di Hebron, nel villaggio palestinese di Umm al-Khair, accanto al quale recentemente avete costruito un quartiere di caravan. E so che in questi giorni state mandando in frantumi i loro sogni, le loro speranze e il futuro dei loro figli.

Vi scrivo, e per di più pubblicamente, perché come sicuramente sapete, per quanto riguarda gli ebrei, oggi nella zona in cui vivete non esistono più polizia, esercito o amministrazione civile In altre parole: non esiste legge.

Una volta, due o tre anni fa, c’era l’apartheid: un sistema legale israeliano per gli ebrei e un sistema separato di governo tramite legge militare per i palestinesi. Da allora l’apartheid è cambiato, si è evoluto. Il controllo e l’oppressione dei palestinesi tramite un sistema legale autoritario sono rimasti, ma il sistema separato di diritto per gli ebrei è completamente crollato.

In parole semplici: oggi fate quello che volete, apertamente e ufficialmente. Lo dico con cautela, ma purtroppo ormai non esistono nemmeno veri tribunali.

Le prime vittime della trasformazione autoritaria in Israele sono i palestinesi.

Quel poco di protezione e tutela che milioni di persone senza cittadinanza né diritti politici sotto il nostro controllo riuscivano talvolta a ottenere dal sistema giudiziario israeliano è svanito, per paura che la macchina della propaganda accusi i tribunali di aiutare il nemico.

Per questo vi scrivo. Perché sappiate quali sono le conseguenze delle vostre azioni.

Avete costruito il vostro insediamento su terra occupata, vicino alla comunità di Umm al-Khair, che fu espulsa dalle proprie terre nel Negev durante la guerra d’indipendenza, si spostò nel sud dei monti di Hebron e acquistò lì dei terreni per poter vivere.

Il vostro primo nucleo abitativo fu costruito non lontano da loro, in modo illegale perfino secondo le leggi che Israele applica nella zona. Ma Carmel non solo è nata nel peccato: anche parte delle sue espansioni sono avvenute illegalmente.

Il sistema ha funzionato perfettamente per voi: costruite illegalmente, senza permessi edilizi, in contrasto con il piano regolatore, e poi — poiché siete ebrei — le autorità legalizzano tutto retroattivamente. Tutto il sistema si è schierato dalla vostra parte per garantire che ogni vostra violazione edilizia venisse poi sanata.

Per i vostri vicini, ai quali il vostro insediamento ha sottratto le terre pubbliche che rappresentavano la loro naturale possibilità di sviluppo, questo sistema non funziona.

Se costruiscono, le loro case vengono demolite; se cercano di affermare la loro presenza su terre contese, vengono arrestati. Se protestano contro le vostre costruzioni illegali, come accaduto lo scorso luglio, rischiano la vita.

È ciò che è successo all’insegnante del villaggio, Odeh al-Hadalin, ucciso a colpi d’arma da fuoco dal vostro appaltatore, Yinon Levi. Una settimana dopo, Levi era già tornato al cantiere.

Siete diventati un impero. Come spesso accade negli insediamenti consolidati, attorno a voi sono sorti avamposti violenti.

Le aree di pascolo degli abitanti di Umm al-Khair si sono progressivamente ridotte.

Ogni volta che un pastore usciva con il gregge, gli “sceriffi” degli avamposti lo molestavano, spaventavano gli animali, chiamavano soldati contro di lui. Parallelamente, il bestiame degli avamposti invadeva ripetutamente le terre private del villaggio senza conseguenze.

Nelle ultime settimane, il bestiame di Umm al-Khair non esce più al pascolo: è confinato nel villaggio. Se questa situazione continuerà, la principale fonte di sostentamento del villaggio crollerà.

Negli ultimi mesi avete deciso di impossessarvi dell’ultima striscia di terra tra la vostra recinzione e il villaggio, costruendo un quartiere proprio sopra le case di Umm al-Khair.

Come d’abitudine, avete costruito illegalmente.

Questa volta però gli abitanti del villaggio sono stati aiutati da Peace Now e dall’organizzazione di urbanisti e architetti Bimkom, e in modo senza precedenti il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha emesso, su nostra richiesta, un’ingiunzione che vi vietava di continuare i lavori e di abitare le caravan.

E voi cosa avete fatto? Avete violato l’ordine del tribunale. Avete accelerato i lavori e occupato le caravan la notte stessa dopo l’emissione dell’ingiunzione. Avete guardato il giudice con arroganza, e lui ha abbassato gli occhi.

Quando lo abbiamo informato di quanto accaduto, invece di ordinare l’applicazione della sua stessa decisione e lo sgombero degli occupanti entrati illegalmente nelle caravan, ha annullato l’ingiunzione.

La settimana scorsa anche la Corte Suprema si è tirata indietro dal caso per motivi tecnici, pur riconoscendo che gli abitanti del villaggio avevano sollevato argomentazioni “non trascurabili”. Avete mostrato ancora una volta chi sono i padroni della terra.

Mu’ayyir a-Dir (maggio 2025); Bedu al-Mu’arrajat (luglio 2025); Yanun (dicembre 2025); Ras Ein al-Auja (gennaio 2026).

Questi sono solo esempi tra le 59 comunità palestinesi costrette ad abbandonare le proprie terre dal 7 ottobre 2023, secondo il monitoraggio dell’organizzazione B’Tselem, a causa di molestie, violenze e strangolamento economico promossi e guidati dai coloni vicini. Umm al-Khair, come i villaggi che ormai non esistono più, soffre per la combinazione di intimidazioni, privazione dei mezzi di sostentamento, violenze e costruzioni illegali direttamente sopra le case del villaggio.

Recentemente avete aperto una strada verso il quartiere di caravan accanto alle abitazioni, su una terra precedentemente riconosciuta dalle autorità come proprietà privata degli abitanti del villaggio.

Poi qualcuno di voi ha steso filo spinato che blocca il vecchio sentiero usato dai bambini del villaggio per andare a scuola, costringendoli ora a lunghi giri.

E sapete di cosa si occupano gli organi di controllo dell’amministrazione civile mentre tutta questa febbre edilizia illegale continua? Di un prato sintetico che gli abitanti di Umm al-Khair avevano posato per dare ai loro figli qualcosa di simile a un campo da calcio.

Non sto scherzando. Gli ispettori hanno emesso in pochi secondi un ordine di demolizione per l’erba sintetica. È tutto vero.

Misteriosamente, l’amministrazione ha anche riattivato ordini di demolizione contro alcune case del villaggio emessi 10 e 20 anni fa. Così si puniscono coloro che osano opporsi all’espansione di Carmel.

Mi è abbastanza chiaro che questa combinazione di violenza fisica e urbanistica abbia l’obiettivo di sradicare il villaggio e aggiungere la comunità di Umm al-Khair alla lista delle comunità cancellate.

Finora non ci siete riusciti, perché si tratta di una comunità relativamente forte, molto determinata e più grande di altre già espulse. Non hanno nessun posto dove andare. Ma riuscite comunque a rendere la loro vita un inferno.

Non so se vi importi. Spero che tra voi ci sia ancora qualcuno il cui cuore non si sia completamente indurito e che sia capace di vedere ciò che avete inflitto a centinaia di esseri umani.

Finora, però, ho visto solo abitanti di Carmel esultare per le sofferenze di Umm al-Khair. Da voi non si è levata pubblicamente nessun’altra voce. Nessuno è uscito dalle vostre case dai tetti rossi gridando: “Basta!”.

Eppure continuo a chiedere: c’è almeno un giusto o una giusta a Carmel? Se sì, fate sentire la vostra voce".

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