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Netanyahu perde consenso
di
Franca Rissi
Un nuovo sondaggio pubblicato dal quotidiano israeliano Maariv ha rilevato che la coalizione di governo di Benjamin Netanyahu è scesa a 49 seggi, mentre il blocco di opposizione è salito a 61. Il giornale attribuisce questo calo all'incapacità di Israele di ottenere un risultato decisivo su diversi fronti militari, in particolare con Iran e Libano.
Il sondaggio ha evidenziato che sia il Likud che il partito di estrema destra Otzma Yehudit hanno perso un seggio ciascuno rispetto al sondaggio precedente, contribuendo al declino della coalizione.
Nel frattempo, l'opposizione ha guadagnato terreno grazie all'aggiunta di un seggio da parte del partito Yashar di Gadi Eisenkot, portando il totale a 16 e spingendo il blocco di opposizione oltre la soglia dei 61 seggi. Tutti gli altri partiti di opposizione sono rimasti invariati, mentre i partiti arabi nel complesso si sono mantenuti stabili a 10 seggi.
Il sondaggio ha anche esplorato come potenziali fusioni e alleanze tra partiti potrebbero rimodellare il panorama politico.
Una lista congiunta tra Yoaz Hendel, il cui partito di centro-destra dei Riservisti si basa sulla coscrizione militare universale, e Chili Tropper, un ex ministro della Cultura centrista che ha recentemente lasciato Blu e Bianco di Benny Gantz, supererebbe di poco la soglia elettorale con il 3,3% dei voti, ottenendo quattro seggi alla Knesset.
In questo scenario, tuttavia, il blocco di opposizione scenderebbe a 58 seggi, mentre la coalizione si indebolirebbe ulteriormente, arrivando a 48.
Un altro scenario ha esaminato un'alleanza a tre tra Beyahad di Naftali Bennett, Yashar di Gadi Eisenkot e Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman. Questa lista unificata otterrebbe 29 seggi, due in più rispetto al sondaggio della scorsa settimana.
In questo scenario, il partito dei Democratici, che in precedenza aveva beneficiato dello spostamento del sostegno degli elettori contrari alla fusione, scenderebbe da 14 a 11 seggi, pur rimanendo uno in più rispetto allo scenario di base. La maggioranza ritiene che Netanyahu non dovrebbe ricandidarsi.
Il dato più rilevante emerso dal sondaggio riguarda Netanyahu personalmente. Alla domanda se Netanyahu dovrebbe dimettersi, il 55% degli intervistati ha risposto che non dovrebbe candidarsi alle prossime elezioni e che dovrebbe ritirarsi completamente dalla vita politica.
Solo il 38% ha dichiarato di volerlo mantenere alla guida del Likud, mentre il 7% si è dichiarato indeciso. Il sondaggio è stato condotto tra il 12 e il 13 maggio su un campione di 502 persone.
Il sondaggio di Maariv arriva in un momento di forte tensione politica. La coalizione di Netanyahu è stata scossa da una disputa sulla legislazione relativa alla coscrizione militare, in particolare per il mancato passaggio di un disegno di legge di esenzione per gli studenti delle yeshiva haredi, che ha spinto il leader spirituale della fazione Degel HaTorah a dichiarare pubblicamente che il suo partito non si fida più del primo ministro.
Il presidente della coalizione, Ofir Katz, ha quindi presentato un disegno di legge per sciogliere la 25ª Knesset, una mossa che gli analisti hanno interpretato come un tentativo di mantenere il controllo sulla tempistica elettorale piuttosto che cedere l'iniziativa all'opposizione.
La data prevista per le elezioni rimane il 27 ottobre, ma tale scadenza è sotto pressione. Se la Knesset votasse per il proprio scioglimento, le elezioni dovrebbero tenersi entro cinque mesi, con le fazioni haredi che premono per una data a settembre.
Il leader dell'opposizione, Yair Lapid, si è spinto oltre, chiedendo lo scioglimento già la prossima settimana, il che potrebbe portare alle elezioni già a metà agosto.
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