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14 maggio 2026
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Strategia dello stupro
di Rosa Rinaldi

L'articolo di Nikolas Kristos pubblicato sul New York Time è qualcosa da leggere con estrema attenzione. Per non vomitare.

Testimonianze di persone stuprate più volte al giorno con un manganello, svenute in angoli delle cella dove ci sono vomito, sangue e denti rotti di altri detenuti.

Stupri stupri stupri, anche a bambini, per divertimento, vendetta, "per avere qualcosa da raccontare".

Un sistema di abusi bestiale che tramuta gli uomini in mostri e che deriva da anni di disumanizzazione scientifica dei palestinesi.

Naturalmente Israele, quando ha saputo che sarebbe stato pubblicato questo articolo cosi "infamante e antisemita", ha dovuto rilanciare con qualcosa.

Ed ecco che rilancia, ancora una volta, con la questione stupri del 7 ottobre. Ancora. Senza presentare nessuna ulteriore volta prova. E senza aver mai permesso una vera indagine indipendente.

Però si sa come funziona: Israele dice qualcosa e se qualcuno si azzarda a negarlo è antisemita.

A tal proposito, sul nuovo Rapporto sul 7 ottobre prodotto dalla commissione presieduta da Kochav Elkayam-Levy, Udi Aloni scrive: (Traduzione dall'ebraico)

"Avviso sui contenuti:

Mentre emergono rapporti sempre più documentati su abusi sessuali, stupri, omicidi di detenuti e prigionieri palestinesi, aggressioni e stupri perpetrati con l’uso di cani, umiliazioni di carattere sessuale e torture inflitte a minori da soldati e secondini israeliani — inclusi detenuti lasciati morire agonizzanti sotto gli occhi divertiti del “meglio dei nostri figli” — accompagnati da video, testimonianze dirette, fughe di notizie e da una protezione politica e pubblica quasi totale nei confronti di sospetti stupratori che tornano al servizio come eroi, mentre chi denuncia questi crimini viene arrestata, Ynet, il principale media del gruppo Yedioth Ahronoth, sceglie ancora una volta di riesumare proprio una narrativa che è già stata oggetto di seri dubbi professionali e giornalistici, anche da parte dello stesso Yedioth Ahronoth.

Il nome della dott.ssa Kochav Elkayam-Levy, fondatrice e presidente della “Commissione Civile sui Crimini di Hamas contro Donne e Bambini del 7 ottobre”, oggi non è più associato soltanto alla ricerca della verità, ma anche all’inquinamento di un’indagine, all’uso di materiali non verificati, a immagini fuorvianti e a raccolte fondi prive di controllo.

Le vittime israeliane sono state trasformate in uno strumento da sfruttare, in un’arma propagandistica israeliana — come l’Eurovision — anziché essere trattate come donne di cui il sistema si preoccupasse realmente.

Il fatto che non sia mai stata resa pubblica una documentazione visiva chiara di uno stupro effettivamente commesso il 7 ottobre non dimostra ovviamente che non vi siano stati stupri o aggressioni sessuali.

Ma mina profondamente l’affermazione della dott.ssa Elkayam-Levy secondo cui Hamas avrebbe perpetrato, documentato e diffuso sistematicamente violenza sessuale come parte di un deliberato meccanismo di produzione del trauma.

Col passare del tempo, appare sempre più evidente che le accuse di una “strategia dello stupro” pianificata e organizzata dalla leadership di Hamas non siano supportate dalle prove che erano state promesse al pubblico all’inizio della guerra, e sembrino invece parte integrante dell’apparato di menzogne e manipolazione narrativa del governo israeliano e dell’esercito.

Al contrario, nel caso israeliano esistono già video, testimonianze dirette, fughe di notizie e una protezione politica e pubblica per soldati e secondini sospettati di abusi sessuali, torture e stupri.

Il silenzio del femminismo sionista di fronte a tutto questo è agghiacciante.

Quando dei sospetti tornano in servizio come eroi, e chi denuncia questi crimini viene arrestata, è impossibile non vedere in ciò l’espressione di una cultura sistemica profonda, sostenuta non solo dal potere politico ma anche dall’apparato militare israeliano.

Il governo israeliano e i movimenti femministi sionisti hanno compromesso l’indagine, danneggiando in modo irreversibile le vittime e le sopravvissute israeliane, alle quali ormai non si crederà mai completamente a causa della selva di menzogne costruita attorno alla vicenda.

Perché il sistema non si è mai realmente interessato alle vittime stesse.

Cercava materiale incendiario sul piano morale per giustificare violenze contro centinaia di migliaia di donne palestinesi, dalla fame alla distruzione sistematica delle condizioni di vita e di maternità, fino alla violenza sessuale e alla tortura.

L’orrore israeliano non avrebbe potuto esistere senza il sistema di menzogne, esagerazioni e diversivi costruito da ufficiali dell’IDF, soldati dell’IDF e movimenti sionisti incapaci di pronunciare una sola parola critica nei confronti dell’esercito.

Così Yedioth Ahronoth riporta ancora una volta la dott.ssa Kochav Elkayam-Levy sulla scena pubblica, non per cercare la verità, Dio non voglia, ma per oscurare gli orrori commessi dai soldati dell’IDF che vengono continuamente rivelati davanti agli occhi del mondo, mentre spettacoli propagandistici in stile Eurovision dovrebbero cancellarli dalla coscienza occidentale.

E poi, con dolore, mi ritrovo ad ascoltare persone che un tempo erano mie amiche e che oggi insegnano nelle università parlare della sofferenza e del trauma dei soldati dell’IDF che “ci proteggono”.

Invece di invitare semplicemente gli studenti e tutti i giovani israeliani a rifiutare il servizio militare, si abbandonano con nostalgia alla sensibilità dei soldati di ritorno dal campo di battaglia.

Che in realtà è un campo di distruzione del popolo palestinese".

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