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Ingegneria sociale
di
Emma Buonvino
L’ingegneria sociale applicata a Gaza e in Palestina è un concetto ampio e controverso, che si riferisce a strategie sistematiche, spesso a lungo termine, usate per modellare il comportamento, l’identità, la demografia e le condizioni socioeconomiche di una popolazione. In questo contesto, l’ingegneria sociale non riguarda la manipolazione individuale (come nelle truffe informatiche), ma l’uso del potere politico, militare, giuridico e amministrativo per controllare, spostare o trasformare una società intera.
1.Frammentazione geografica e amministrativa
Israele ha storicamente promosso una frammentazione del territorio palestinese, in particolare tra Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, impedendo coesione politica, sociale e logistica:
Restrizioni di movimento (checkpoints, barriere, permessi)
Divisione tra i palestinesi dei Territori Occupati, di Gerusalemme Est e della diaspora
Blocco di Gaza dal 2007, con chiusura dei confini, impedendo scambi, viaggi e cooperazione interna
Questa frammentazione mira a ostacolare lo sviluppo di un’identità nazionale palestinese unificata.
2. Manipolazione demografica
L’ingegneria sociale si manifesta anche nel tentativo di gestire la composizione demografica:
In Gerusalemme Est, demolizioni di case palestinesi e revoche di permessi di residenza cercano di ridurre la popolazione araba ebraicizzando la città.
In Cisgiordania, l’espansione delle colonie israeliane e le “zone militari chiuse” servono a dislocare popolazioni palestinesi e a ridurre la loro presenza in certe aree.
A Gaza, alcuni analisti sostengono che l’assedio abbia anche una funzione demografica indiretta: spingere all’emigrazione e rendere la vita insostenibile.
3. Condizionamento economico
Il controllo economico è usato come leva sociale:
Gaza è sottoposta a un blocco economico che limita l’import/export, lo sviluppo industriale, agricolo, educativo.
In Cisgiordania, la dipendenza economica da Israele è mantenuta con il controllo delle frontiere, del lavoro e delle risorse naturali.
Le autorizzazioni per costruire, scavare pozzi, coltivare o commerciare sono strumenti per premiare o punire comunità palestinesi.
4. Controllo dell’identità e della narrazione
L’ingegneria sociale tocca anche la memoria, la narrazione storica e l’identità:
Le scuole palestinesi devono sottostare a censura o modifiche nei materiali didattici, specie a Gerusalemme Est.
Il rifiuto del diritto al ritorno dei profughi e la negazione della Nakba mirano a “riscrivere” la storia.
Le campagne internazionali di delegittimazione (accuse di terrorismo generalizzato, delegittimazione della resistenza) plasmano la percezione globale dell’identità palestinese.
5. Psicologia collettiva e trauma
L’esposizione ciclica a bombardamenti, assedi e instabilità cronica, specie a Gaza, è anche una forma di ingegneria sociale mirata a:
Indebolire la resistenza e l’autonomia psicologica di una popolazione
Creare generazioni cresciute in una condizione di precarietà, privazione, sfiducia
Rendere la società più frammentata, dipendente, meno capace di mobilitarsi collettivamente
6. Interferenza nelle dinamiche politiche interne
Il rafforzamento di Hamas a Gaza da parte israeliana nei primi anni ’80 (per contrastare l’OLP) è un esempio storico di ingegneria sociale “per procura”.
Divisioni interne tra Fatah e Hamas sono state alimentate anche da strategie esterne, contribuendo alla polarizzazione.
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