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Lo dice il NYT, allora è vero
di
Rossella Ahmad
Ora che lo dice il New York Times, la notizia ha probabilmente qualche chance in più di essere creduta persino dalla fan-base più degenerata della storia, quella che ha. eletto come feticcio una piccola entità criminale: israele ha utilizzato dei cani per stuprare i prigionieri palestinesi.
Qui mi riallaccio direttamente alle considerazioni esposte nel post precedente: per essere giudicata credibile, qualunque notizia deve essere avallata dal frame di sistema, e deve riceverne convalida. La parola delle vittime - del colonizzato - non avrà mai valore fintantoché non sia surrogata da quella del colonizzatore, o perlomeno dei suoi fiancheggiatori istituzionali.
Il New York Times, minculpop dell'attacco genocida a Gaza, è il più sionista tra i quotidiani americani, i cui giornalisti, lo ricorderete, furono esortati, con una nota interna resa nota nell'aprile 2024 da The Intercept, ad edulcorare i termini come "genocidio", "pulizia etnica", "occupazione", "profughi" in riferimento a Gaza. Il genocidio diventava "guerra", la pulizia etnica "ricollocamento", l'occupazione "autodifesa" ed i profughi "alieni" giunti da chissà dove.
Ogni tanto però un cono di luce illumina l'oscurità dell'informazione pilotata.
Piccoli sprazzi di verità in un mare magnum di indecenza a getto continuo,
che tuttavia enfatizza e rende più disperante lo stigma dell'inaffidabilità riservato alle vittime.
I palestinesi ne parlavano da tempo. Denunciavano ciò che accadeva, e noi con loro.
Siamo oltre il colonialismo. Siamo a ciò che Quijjano definì "colonialità" - che è repressione culturale ed annichilimento interiorizzato dei propri modelli espressivi per ciò che concerne le società colonizzate.
Ciò che il colonialismo produsse in termini di violenza ontologica e che Fanon descrisse con precisione chirurgica sessant'anni fa, è precisamente ciò che accade oggi in Palestina - non solo in Palestina, ovviamente: basti pensare alle politiche migratorie nei paesi dell'occidente ex-coloniale, in cui intere masse umane non sono trattate che come braccia da sfruttare, ma soprattutto in Palestina, dove il sistema di apartheid e sottomissione cessa di essere meramente praticato al di fuori della legalità e diviene legge dello stato.
Per un giornale che - per mero calcolo statistico - rivela una verità ogni mille bugie, vi è un Giornale che sprofonda ancora e sempre nel baratro dell'indecenza più spudorata, e che della bugia politicamente motivata ha fatto il suo marchio di fabbrica.
Con la consueta millanteria che ne contraddistingue contenuti e impiegati, travisa ad arte le parole del procuratore Karim Khan per dedicarsi allo sport più praticato dalla stampa corporativa (soprattutto) italiana a partire dall'ottobre 2023: negare il genocidio di Gaza, anzi negare allo sventramento di Gaza la qualifica di crimine supremo.
Quando un intero impero mediatico globale sia a disposizione del genocida, circostanza mai verificatasi prima , il concetto di untermenschen viene assimilato e introiettato in maniera globale: il sangue di un untermensch non merita di essere citato né ricordato. È normale che venga versato. È accettabile. Non è un genocidio.
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