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12 maggio 2026
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FAKE NEWS: la CPI ha detto che non è genocidio a Gaza
di Rita Guma *

In questi giorni leggerete da più parti che la Corte Penale Internazionale ha stabilito che a Gaza non si tratta di genocidio. Ma non è affatto vero. Chi lo dice o non conosce di cosa sta parlando o lo sa bene ma gioca sulla confusione del pubblico tra soggetti diversi poco conosciuti.

Lggerete frasi come "Karim Khan, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI), ha messo in dubbio le accuse rivolte a Israele di aver commesso un genocidio a Gaza" e titoli come "Khan denuncia le pressioni subite per l’ordine di cattura nei confronti di Netanyahu e Gallant" e "Non ci sono prove sufficienti di genocidio a Gaza”, ""A Gaza non c'è un genocidio". La Cpi gela la sinistra mondiale".

Intanto chi ha parlato non è la CPI ma solo il Procuratore della Corte Karim Khan. Non è un giudice, ma solo un procuratore, quindi non può parlare in modo conclusivo o a nome della Corte. Sarebbe come confondere il PM con il giudice nel processo penale.

Inoltre non ha detto che a Gaza non si tratta di genocidio ma solo che non ci sono prove che i due membri del governo di Israele sotto indagine da parte della Procura siano responsabili di genocidio. E' come se vi fosse un'indagine per omicidio e non vi fossero ancora prove di colpevolezza dell'indagato e qualcuno ne concludesse che il delitto non c'è stato.

Da notare che ha parlato di leader israeliani perché il suo tribunale è competente per quello. Il tribunale competente per giudicare se lo Stato di Israele ha commesso genocidio è la Corte Internazionale di Giustizia davanti alla quale è ancora pendente il procedimento per genocidio.

Cosa ha detto davvero Khan nell'intervista rilasciata al sito di informazione Zeteo al giornalista Mehdi Hasan: "Non ci sono prove sufficienti per accusare i leader israeliani, sarebbe sconsiderato procedere solo per la pressione pubblica, continuiamo a indagare". Quindi continuano a indagare per verificare se le prove sui due personaggi ci sono.

Quanto alle pressioni del pubblico, in questi articoli di stampa e post sui social con titoli così definitivi, nessuno dice che Khan ne ha subite da tutt'altra fonte.

E' stato accusato di molestie (tipico modo per delegittimare un funzionario) e per questo ha dovuto subire un procedimento disciplinare alla fine dl quale un collegio indipendente di tre giudici, nominato dalla Corte, ha concluso nel marzo del 2026 che non vi erano prove di maltrattamenti, abuso di potere o negligenza. Il suo caso però potrebbe ancora essere rimesso all’ordine del giorno dell’Assemblea degli Stati Parte della Corte Penale Internazionale, con eventuale voto sulla sua rimozione dall’incarico.

Infine, per via dei mandati d'arresto contro i due politici di Israele, gli USA hanno messo il personale della CPI sotto sanzioni, con conseguenze sulla vita privata, quindi le pressioni sono ben altre da quelle dell'opinione pubblica, e vanno nella direzione non di accusare, ma di scagionare i governanti di Israele, volendo fare corretta informazione.

* Presidente Osservatorio

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