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Emirati hanno bombardato l'Iran in segreto
di Leando Leggeri
Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero condotto attacchi militari diretti contro l’Iran durante il conflitto delle ultime settimane.
A rivelarlo è il Wall Street Journal, secondo cui Abu Dhabi avrebbe colpito anche la raffineria iraniana di Lavan, nel Golfo Persico, provocando un vasto incendio e mettendo fuori uso parte della capacità produttiva dell’impianto per mesi.
La notizia rappresenta un possibile punto di svolta regionale. Fino a oggi le monarchie del Golfo avevano ufficialmente mantenuto una posizione prudente, sostenendo di non voler essere trascinate nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tuttavia, secondo il WSJ, gli Emirati sarebbero diventati uno degli attori più aggressivi del fronte anti-iraniano.
Secondo il quotidiano americano, Washington avrebbe accolto positivamente il coinvolgimento emiratino, considerandolo un segnale della crescente convergenza strategica tra Stati Uniti e monarchie del Golfo contro Teheran.
L’Iran, dal canto suo, aveva già accusato gli Emirati di partecipare indirettamente alla campagna militare, soprattutto dopo i raid e gli attacchi contro infrastrutture energetiche e aeroporti nel Golfo. Il WSJ sostiene che Teheran abbia lanciato oltre 2.800 missili e droni contro obiettivi emiratini dall’inizio della guerra, colpendo duramente traffico aereo, turismo e mercato immobiliare.
Particolarmente interessante è anche il mutamento strategico di Abu Dhabi. Gli Emirati, che negli ultimi anni avevano cercato una politica relativamente pragmatica verso Teheran, sembrano ora considerare l’Iran una minaccia esistenziale per il proprio modello economico basato su stabilità, finanza internazionale, logistica e capitale straniero.
Il Wall Street Journal cita inoltre immagini e analisi OSINT che indicherebbero l’utilizzo di Mirage francesi e droni cinesi Wing Loong — entrambi in dotazione agli Emirati — in operazioni sul territorio iraniano.
Se confermato definitivamente, il coinvolgimento diretto degli Emirati segnerebbe un ulteriore salto di qualità nella regionalizzazione del conflitto, trasformando la guerra contro l’Iran da operazione israelo-americana a guerra apertamente sostenuta anche da parte del blocco arabo del Golfo.
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