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NYT: Israele usa Eurovision a scopo diplomatico
di Paolo Mossetti
Un'inchiesta del New York Times conferma che l'Eurovision è usato dal governo Netanyahu come strumento di “soft power” diplomatico.
Un'altra di quelle storie chiare a chiunque volesse studiarle anche solo superficialmente, ma che sono state lasciate per anni alla critica della sola sinistra radicale.
Il quotidiano spiega senza troppi giri di parole che le ultime edizioni, in particolare, sono state dei tentativi marchiani per ripulire l'immagine di Israele nel pieno della mattanza a Gaza. E che dunque chi parla di "arte" e basta si deve mettere la mano sulla coscienza, specialmente se nel frattempo ha adoperato linguaggi infervorati per denunciare l'uso politico della Biennale russa.
Negli scorsi mesi, secondo il Nyt, autorità israeliane avrebbero contattato tv pubbliche e funzionari europei per evitare tentativi di esclusione dal concorso e mettere pressione ai critici.
Il giornale getta anche ombre sulla partecipazione della cantante Yuval Raphael lo scorso anno, arrivata quasi alla vittoria grazie soprattutto al voto popolare. Alcuni ingenui si sono accordati ai propagandisti di Stato per parlare di un evidente distacco tra bolle online e gente comune. Ma per il NYT la storia è molto diversa: il sistema di televoto dell’Eurovision Song Contest 2025 può essere influenzato con numeri relativamente piccoli di votanti organizzati.
Secondo i dati ottenuti dal quotidiano sulla finale spagnola, Israele avrebbe ricevuto circa un terzo del televoto. Conti che non tornano, e che l'organizzazione dell'Eurovision (Sponsorizzata tra l'altro da un marchio israeliano) non ha voluto chiarire.
Il Nyt scrive che sarebbero bastate “poche centinaia di persone” capaci di votare in massa per contribuire in modo decisivo al risultato finale.
Una "napoletanata", insomma, su una scala e un impatto molto più grandi di quelli attribuiti dopo Sanremo al povero Geolier, e realizzata con la complicità o il disinteresse di innumerevoli opinionisti "perbene".
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