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Anatomia di un trasformismo
di Elisa Fontana
In attesa di capire cosa mai sia venuto a fare a Roma Rubio, visto che quando Trump ha qualcosa da dire a Meloni telefona direttamente al Corriere della Sera, vediamo, invece cosa fa la nostra caudilla, stretta tra il tonfo referendario che le ha scompigliato le carte in tavola, le follie di Trump che hanno certificato in mondovisione la sua adesione ideologica totalmente acritica ad una mina vagante mondiale e una Europa che sente matrigna, ma alla quale deve fare buon viso, vista la mancanza di alternative.
Ma non viene mai meno l’attitudine a fare finta di nulla, a glissare più o meno elegantemente su quelli che sono stati fino a ieri i cardini della politica meloniana, passando disinvoltamente da trumpiana di ferro ad europeista in mancanza d’altro. In altri tempi si sarebbe chiamata questa attitudine con il termine di trasformismo, confermato dal fatto che non c’è mai stato un vero allontanamento da Trump e dalla sua ideologia.
Meloni è quello, è ideologia Maga, vede l’Europa come il fumo negli occhi, sogna un’Europa di nazioni libere da vincoli, ciascuna sovrana a casa propria, padrona di se stessa, libera di alzare muri, dribblare il diritto e i diritti a convenienza, ma purtroppo la realtà l’ha inchiodata a questo bagno di realismo cui si sottopone con malcelata insofferenza, ma con grandi sorrisi di convenienza.
A riprova della sua genuina adesione alla politica Maga di Trump, vediamo la sua alleanza in Europa con Merz per bloccare qualunque tentativo di sanzioni ad Israele, la totale evanescenza nel caso dei due attivisti arrestati, fatta salva una dichiarazione iniziale doverosa quanto vuota, la totale distrazione sullo sfregio del diritto internazionale con l’abbordaggio piratesco degli israeliani in acque internazionali.
Tutto ciò certifica che gli amici sono amici e non si toccano, per non parlare della volgare irrisione che lei e la splendida seconda carica dello Stato hanno riservato agli attivisti della Flotilla.
Tutto il resto è noia, avrebbe detto Califano, dunque non aspettiamoci abiure o scostamenti ideologici, perché Meloni è quella, quella di Colle Oppio, quella delle radici che non gelano, quella della rete internazionale fra camerati. Ma è anche quella che, nello stile dei peggiori democristiani, non mollerà tanto facilmente il potere, che abbiamo visto si è tradotto solamente in occupazione di poltrone a 360° e null’altro.
E sarà in nome suo, dopo un’astinenza durata 80 anni, che Meloni farà tutto quel che serve per non essere costretta a mollarlo troppo facilmente. E, quindi, nessuna sorpresa per l’allontanamento da Trump e i sorrisi e gli abbracci con Macron, tutto è aleatorio, tutto intercambiabile, tutto in divenire, pronta a modulare e rimodulare i suoi posizionamenti politici che meglio le garantiscano di poter rimanere in sella, coadiuvata dalla stampa e dalle tv amiche, che non mancheranno all’appello.
La vera scommessa per Meloni sarà vedere se il popolo che fin qui l’ha seguita, sia disposto a far finta di vedere adamantina coerenza dove c’è solo un gioco di opportunismo politico. Ma il popolo non è sempre bue, come i risultati del referendum avrebbero dovuto insegnarle. Vedremo.
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