 |
Guerra all'Iran segna fine dell'egemonia USA?
di Leandro Leggeri
Un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft sostiene che la guerra contro l’Iran potrebbe rappresentare un punto di svolta storico per l’egemonia statunitense.
Secondo Trita Parsi, uno dei punti centrali emersi dal conflitto è che la superiorità militare americana non basta più a imporre risultati politici stabili. Dopo Iraq e Afghanistan, Washington si trova nuovamente davanti a un limite strutturale: il controllo dei cieli non garantisce il controllo degli eventi sul terreno.
L’articolo sottolinea come Teheran, pur disponendo di forze convenzionali inferiori, sia riuscita a sfruttare geografia, profondità strategica e guerra asimmetrica per logorare la capacità coercitiva americana. Un elemento che richiama quanto già osservato in Ucraina: una potenza più debole può sopravvivere e persino bloccare un avversario superiore se dispone di strategia, territorio favorevole e capacità di assorbire il conflitto.
Secondo l’analisi, il problema per Washington non sarebbe una semplice sconfitta militare, ma la crisi stessa dell’“egemonia americana”: l’idea cioè che gli Stati Uniti possano modellare unilateralmente gli equilibri regionali grazie alla superiorità militare.
Il conflitto con l’Iran avrebbe inoltre prodotto effetti sistemici molto più ampi rispetto alla guerra in Iraq del 2003:
— shock energetico globale;
— instabilità nei mercati;
— crisi delle rotte commerciali;
— crescente sfiducia degli alleati regionali nella capacità americana di garantire sicurezza assoluta.
L’articolo sostiene infine che il mondo stia entrando in una fase caratterizzata non più dal dominio incontrastato di una singola superpotenza, ma da un equilibrio fondato sulla “negazione reciproca”: anche potenze minori possono imporre costi strategici insostenibili agli attori globali.
In questo quadro, la guerra contro l’Iran non sarebbe un episodio isolato ma l’accelerazione di una trasformazione geopolitica già in corso.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|