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09 maggio 2026
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USA e Israele cercano di destabilizzare l'America Latina
di Leandro Leggeri

Una nuova inchiesta pubblicata da Middle East Eye, basata sui leak diffusi dalla piattaforma investigativa Hondurasgate e dal media spagnolo Canal Red, sostiene che ambienti statunitensi e israeliani abbiano sostenuto operazioni politiche e mediatiche in Honduras con l’obiettivo di influenzare gli equilibri regionali in America Latina.

Secondo l’inchiesta, 37 messaggi vocali provenienti da WhatsApp, Signal e Telegram — attribuiti all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández — sarebbero stati autenticati tramite analisi forense. I contenuti farebbero riferimento a un coinvolgimento israeliano nel processo che avrebbe portato Donald Trump a concedere la grazia all’ex presidente honduregno, precedentemente condannato negli Stati Uniti per narcotraffico.

Nei messaggi Hernández sostiene che “il primo ministro israeliano” avrebbe sostenuto il progetto politico e che “gruppi di rabbini” e sostenitori di Israele avrebbero contribuito economicamente all’operazione che ha portato al suo rilascio.

L’inchiesta parla inoltre di un progetto politico più ampio. Dopo il sostegno statunitense alla candidatura presidenziale di Nasry Asfura, l’obiettivo sarebbe stato quello di preparare un futuro ritorno al potere dello stesso Hernández con appoggio internazionale.

Tra gli elementi emersi nei leak figurano la proposta di creare una nuova base militare statunitense in Honduras, l’espansione delle cosiddette “zone economiche speciali”, investimenti di aziende americane legate all’intelligenza artificiale e la creazione di una “unità di giornalismo digitale” destinata a campagne mediatiche contro i governi di Colombia e Messico.

L’inchiesta collega inoltre queste attività al crescente asse tra Washington, Israele e il presidente argentino Javier Milei, che negli ultimi mesi ha rafforzato drasticamente i rapporti con Tel Aviv, annunciando anche il trasferimento dell’ambasciata argentina a Gerusalemme.

Il caso rischia ora di avere forti ripercussioni regionali, soprattutto perché si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Stati Uniti e diversi governi latinoamericani considerati vicini al fronte progressista o filo-palestinese.

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