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09 maggio 2026
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Gaza: fra topi e infezioni
di Emma Buonvino

“ATTACCANO QUANDO DORMIAMO”

A Gaza i genitori non temono solo le bombe. Temono i topi.

Topi che mordono i bambini nel sonno.
Topi che entrano nelle tende, nei materassi sporchi, tra le coperte umide degli sfollati.
Topi che rosicchiano i corpi di chi non ha più una casa, acqua pulita, medicine, fognature, disinfestazioni.

“Attaccano quando dormiamo”, racconta Khalil al-Mashharawi alla Reuters, dopo che suo figlio di tre anni è stato morso. Poi hanno morso anche lui.

E questa frase dovrebbe perseguitare il mondo intero.

Perché ciò che sta accadendo a Gaza non è una “crisi umanitaria”. È la demolizione programmata delle condizioni minime della vita umana.

Non basta bombardare. Non basta affamare. Non basta distruggere ospedali, acquedotti, reti fognarie, case, scuole, campi profughi.

No. A Gaza si costringe una popolazione a vivere dentro montagne di macerie, rifiuti, acqua contaminata, insetti, infezioni, malattie della pelle, epidemie.

Si trasformano le tende degli sfollati in tane per ratti. E poi si parla di “sicurezza”.

Non esiste sicurezza costruita sopra bambini divorati dalla fame, dalle infezioni e dai parassiti.

Non esiste sicurezza fondata sulla disumanizzazione sistematica di un intero popolo.

L’OMS parla di migliaia di infezioni provocate da pidocchi, pulci, cimici, mosche, acari, zecche e larve.

Le Nazioni Unite denunciano il collasso sanitario totale.

L’acqua potabile quasi non esiste più. Le malattie cutanee esplodono.

Le donne incinte partoriscono in condizioni medievali. I bambini nascono morti in numeri spaventosi.

Aumentano le malformazioni congenite.

I neonati muoiono perché manca tutto: latte, incubatrici, antibiotici, acqua sterile, elettricità.

E davanti a questo inferno il mondo occidentale continua a discutere di “proporzionalità”, di “diritto alla difesa”, di “equilibri geopolitici”.

No. Qui non siamo più nel linguaggio della diplomazia. Qui siamo davanti a una responsabilità morale e politica gigantesca.

Perché queste atrocità non avvengono nel vuoto. Avvengono con il sostegno militare, economico e diplomatico degli Stati Uniti. Avvengono con la complicità dell’Unione Europea.

Avvengono nel silenzio, nella codardia o nella collaborazione attiva di governi europei che continuano relazioni, accordi, forniture e cooperazioni mentre Gaza sprofonda nella decomposizione umana.

Anche l’Italia ha responsabilità politiche enormi.

Le istituzioni che scelgono di non interrompere complicità e sostegno davanti a una catastrofe di queste proporzioni stanno facendo una scelta storica.
E ogni scelta storica avrà un peso nella memoria dei popoli.

Un giorno non basteranno più le parole “non sapevamo”. Perché sappiamo tutto.

Sappiamo dei bambini amputati.
Sappiamo della fame usata come arma.
Sappiamo delle fosse comuni.
Sappiamo dei giornalisti uccisi.
Sappiamo dei medici arrestati.
Sappiamo dei neonati morti negli ospedali senza elettricità.
Sappiamo dei bambini morsi dai topi nel sonno.

E continuare a chiamare tutto questo “effetto collaterale” è un crimine morale prima ancora che politico.

La storia giudicherà non solo chi ha sganciato le bombe, ma anche chi ha giustificato, finanziato, normalizzato, relativizzato.

Perché non c’è neutralità davanti alla distruzione deliberata della dignità umana.

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