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Sudan: c'entra sempre Israele
di Franca Zanaglio
Quando si parla di Gaza arriva sempre uno che dice :"E allora il Sudan? Nessuno parla della guerra in Sudan."
E' vero, non se ne parla. Ma c'è un filo conduttore tra la Palestina martoriata ed il Sudan martoriato, è la stessa architettura terroristica che disegna gli scenari, E conosciamo bene i nomi degli architetti.
Vi erano donne nell'esercito del Sudan negli anni sessanta del secolo scorso, prima del fenomeno post moderno dell'islamismo politico sponsorizzato dagli USA, prima dell'islamizzazione estremista creata ad arte da americani e sionisti.
Il motivo per il quale c'è la guerra civile in Sudan dal 2023 tra le forze armate guidate da Burhan e le Forze di Supporto Rapido di Hemedti nella quale Israele ed Emirati Arabi sono registi e protagonisti, tra massacri di civili, ingerenze regionali e guerra cognitiva, sostenendo direttamente le forze ribelli e costruendo basi nel Mar Rosso.
Come sempre Israele alimenta una crisi locale fino a trasformarla in crisi regionale. E Israele ed Emirati Arabi non agiscono senza il beneplacito di Washington.
Il massacro di civili nella città di al‑Fashir, caduta nelle mani dei ribelli, ha reso evidente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti, che sostengono le RSF.
ll rappresentante sudanese all' ONU ha denunciato l’ingerenza di Abu Dhabi, presentando documenti che dimostrano il sostegno militare e logistico ai ribelli.
Il ruolo di Israele è altrettanto centrale e destabilizzante.
Tel Aviv ha fornito tecnologie di sorveglianza avanzate e ha collaborato con gli Emirati nella costruzione di basi nel Mar Rosso e in Somalia, con l’obiettivo di consolidare la propria influenza e di estendere la propria presenza militare nella regione.
La guerra sudanese preoccupa profondamente l’Egitto, che teme ripercussioni sulla propria sicurezza nazionale, tanto che non si escluderebbe un possibile intervento militare del Cairo qualora il conflitto minacciasse la stabilità dei confini o l’equilibrio regionale.
Il Sudan, ricco di risorse naturali e con una posizione strategica tra Nord Africa e Mar Rosso, è divenuto terreno di saccheggio ed ingerenze da parte di potenze regionali che stanno destabilizzando l'intera regione, entrando in una più ampia strategia di dominio di paesi occidentali e del regime di Tel Aviv, tutti portatori di "valori democratici" e paladini dei "diritti umani".
E' divenuto un laboratorio d'ingerenza, dove la guerra interna viene alimentata per consolidare interessi esterni.
Tel Aviv, con la sua agenda espansionista, e Abu Dhabi, ridotta a vassallo obbediente, agiscono per penetrare nel Mar Rosso, controllare le rotte commerciali e trasformare i conflitti locali in leve di potere geopolitico.
La guerra del Sudan è parte di una guerra di civiltà, in cui la propaganda occidentale maschera la realtà e giustifica l’intervento dei regimi complici.
Da questa spirale di dominio il popolo iraniano ha dimostrato che solo i popoli e non i regimi possono uscire.
Gli iraniani sono insorti contro un programma globale di oppressione, hanno mostrato che la resistenza è possibile anche di fronte a pressioni di ogni tipo.
Gli Iraniani hanno dato un grande esempio a tutti i popoli, restando lucidi, uniti e continuando a portare in alto la propria dignità e la propria indipendenza.
Quando dicono: "E allora il Sudan?" possiamo rispondere: "Sempre e ovunque c'è la zampa dei sionisti".
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