 |
Flotilla aiuta i gazawi a far parlare di loro
di Rossella Ahmad
Mi chiedo quale sia il problema di molti amici della Palestina riguardo le spedizioni della Flottilla.
Mi chiedo se abbiano mai chiesto il parere dei palestinesi, dei sopravvissuti di Gaza ad esempio - dobbiamo parlarne in questi termini, ormai. Mezzo milione di vittime, verosimilmente.
I settantacinquemila confessati lo scorso anno sono la cifra al ribasso estorta a Mangiafuoco nel teatro degli orrori.
Perché c'è un elemento per me assai disturbante in tutta la questione Palestina, ed è l'assoluta marginalizzazione delle voci palestinesi nel discorso pubblico. Come se fossero eterni infanti, incapaci di incidere nel racconto occidentale della loro stessa straordinaria epopea di liberazione nazionale.
Come se la loro sofferenza - per essere ritenuta degna, anzi veritiera - abbia bisogno di essere narrata da altri. Come se la rappresentazione del loro stesso dolore. non sia credibile se non suggellato e raccontato da voci "altre", occidentali per lo più, meglio se israeliane.
E questo è l'apice del pensiero colonialista che abbiamo interiorizzato e che continua a sopravviverci dentro, nonostante il nostro progressismo, il nostro ripudio della mentalità coloniale.
I palestinesi non stigmatizzeranno mai come inutile alcuna azione di solidarietà e di partecipazione alla loro lotta.
Ciò che realmente essi temono è l'oblio. Che cali su Gaza la cortina di silenzio precedente il 7 ottobre.
Chiusi in un mattatoio da cui è impossibile uscire, in cui è difficilissimo entrare, persino un messaggio in bottiglia che si areni sulle rive di Gaza è per essi generatore di gioia e speranza. Provate ad immaginarvi al loro posto, e ditemi con sincerità se non scrutaste l'orizzonte ogni giorno, come la principessa della fiaba antica, chiusa nella torre inaccessibile agli umani.
Lei sa che il drago che la tiene prigioniera difficilmente potrà essere sconfitto, ma continua a sperare nell'imponderabile.
E guai se non fosse così.
Vivo la questione palestinese da troppo tempo per illudermi che il drago possa essere sconfitto con un fiore, un girotondo pacifista un decreto che piova dall'alto, o che il diritto al ritorno possa essere conferito da una qualsivoglia entità, senza il personale sacrificio del popolo colonizzato.
Ma la Resistenza sul campo incombe esclusivamente sui coraggiosi che sono appunto sul campo. Noi, qui, possiamo solo sostenerli in ogni maniera possibile, la più efficace delle quali consiste nel mettere pressione ai governi complici. I nostri governi. La Flottilla non è altro che una di quelle maniere.
Mi rivolgo agli amici della Palestina perché è il loro parere che mi interessa.
Degli altri, i disagiati che inneggiano al genocidio palestinese ed in generale a quello degli arabi e degli islamici , o che ne restano indifferenti, mi importa meno di nulla.
Se sono sionisti, sono più giustificabili degli altri ai miei occhi.
Impareranno presto a loro spese cosa ha comportato tifare per la demolizione sistematica del diritto, per un mondo fondato sulla legge della giungla, sulla supremazia della violenza, sull'arroganza del potere, sulla possibilità di qualcuno di fare ciò che vuole, come vuole e quando vuole.
Un mondo che ha tollerato e digerito un genocidio mentre esso avveniva è un mondo pericoloso per tutti, anche per loro. Non importa da quale parte della barricata stessero, né quanto inutile tempo abbiano sprecato nel dedicarsi alle guerre orizzontali.
Ciò che accetti per gli altri, prima o poi giungerà anche a te. È una legge natuale alla quale non si sfugge
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|