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Libertà di stampa non vuol dire inventare
di
Rita Newton
All'indomani falla giornata mondiale per la libertà di stampa ancora una volta rilevo purtroppo un malvezzo di blogger e altri creator digitali che si inventano reati che non ci sono nei comportamenti altrui.
Questo comporta diversi danni:
1) persone vittime di comportamenti analoghi si convincono di poter portare in tribunale gli autori degli stessi ma restano delusi
2) chi emette queste "sentenze" rischia di essere querelato (attribuire falsamente un reato è - questo sì - un reato) e questo vale pure per i poveretti al punto 1 che ci hanno creduto
3) la disinformazione che ne deriva impedisce poi di distinguere i reati veri di cui qualcuno può essere vittima. Una volta ho letto una sedicente giornalista che diceva non essere reato un comportamento che invece lo era, così impedendo alle vittime che le credevano di difendersi.
4) infatti non sono esenti da questi errori alcuni giornalisti (o sedicenti tali) e anche personaggi noti come esperti di diritto (ma il diritto è ampio e variegato, non tutti sanno tutto) che quindi vengono creduti sulla parola...
Infatti il diritto penale è fatto di sfumature, per cui un comportamento che in certe condizioni o ambienti è un reato in altri può non esserlo. Oppure è la giurisprudenza superiore che precisa i contorni della fattispecie.
Ci è capitato di correggere un professore (non del nostro sito) che va per la maggiore ed aveva pubblicato con gran fanfara l'interpretazione di una sentenza di una corte europea che tuttavia lui aveva sbagliato ad inquadrare perché non conosceva il regolamento della stessa.
Ed abbiamo corretto un avvocato che sosteneva che una pena edittale fosse rilevante per un reato tutto sommato lieve, ma la fattispecie di cui si parlava era un'altra con pena molto più ridotta, come chiarito da una sentenza della Cassazione.
Ovviamente tutto questo non per grazia ricevuta, ma sacrificando il proprio tempo a studiare leggi e sentenze o seguire casi legali, perché la competenza non si improvvisa come invece ritiene chi non ce l'ha.
Purtroppo poi costoro vengono pubblicati su "testate" i cui "direttori" e "caporedattori" non sanno nulla di diritto ma sono attratti dal fatto che il pezzo indigna, quindi procura più like e più lettori (amplificando irresponsabilmente i problemi di cui sopra).
Oppure, dati i loro limiti, si sentono importanti a pubblicare questioni "di diritto" che pensano diano lustro al loro blog o sito web e accreditino loro come difensori dei diritti.
Posso dire con orgoglio che l'Osservatorio è esente da questo tipo di orrori perché siamo competenti e perché - diversamente da altri improvvisati - abbiamo un'etica e ci vergogneremmo di dare in pasto sciocchezze ai nostri lettori ma anche di accusare qualcuno - per quanto antipatico - di reati che non ha commesso.
 
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